Come affrontare le discese: piegare la bici in curva
Consigli

Come affrontare le discese

Arrivi in cima a una lunga salita, sei sudato, stanco ma esaltato dall’impresa. In più, sai che ti aspetta il premio: una discesa, altrettanto lunga. Ma è sempre così? Sì, è vero, la discesa può essere molto piacevole ma solo se affrontata con intelligenza. E intelligenza, sempre, quando sei in bici e soprattutto, quando sei in discesa, fa rima con prudenza. Se continui a leggere, ti spiego quali sono le cose da fare in discesa e come farle.

Prima di cominciare la discesa

La prima cosa che devi fare, è valutare oggettivamente come sei arrivato in cima. Non fare lo sborone, non sopravvalutarti, ma pensaci bene e in modo razionale. Hai dato tutto in salita? È ovvio che non hai più la lucidità con la quale sei partito, quindi non pensare nemmeno di buttarti per fare il tempone. Anzi, se senti che sei stanco vieni giù piano e tieni presente che i tuoi riflessi saranno sicuramente rallentati. Lo so, stai pensando: «che noia, il solito predicozzo». Bene, sappi che non lo dico io. Il Falco, al secolo Paolo Savoldelli, uno dei più grandi discesisti di tutti i tempi, racconta che le sue imprese in discesa nascono dalla condizione in cima. Se non si sentiva ancora fresco, non ci provava nemmeno. Se, al contrario, sei salito regolare e hai risparmiato qualcosa, probabilmente ti senti ancora relativamente fresco, sei lucido e hai i riflessi pronti. Allora puoi pensare di buttarti in discesa, sempre con giudizio, si intende.

La posizione in bici

In discesa la tua posizione in bici deve cambiare un po’. Spostati un po’ indietro sulla sella. Questo serve a distribuire meglio il tuo peso sulla bici e soprattutto a non fare scivolare la ruota posteriore che, se è troppo scarica, scivola via. Il manubrio va impugnato nella parte bassa, la curva, per abbassare il baricentro e migliorare ulteriormente l’aderenza della bici. È anche la posizione più efficiente per guidare, anche perché ti bastano due dita sulle leve dei freni per azionarle. La posizione bassa aumenta anche il coefficiente di penetrazione nell’aria e quindi la velocità. Tieni presente anche questo aspetto. Anzi, quando devi “frenare forte” prima di una curva, puoi rialzare leggermente il busto per prendere più aria e aiutare la frenata.

Posizione delle mani sul manubrio in discesa
La posizione corretta delle mani sul manubrio, bassa con 2 dita sulla leva del freno

La velocità in discesa

È banale, ma devi imparare a regolare la velocità sulle tue effettive capacità e sulle condizioni ambientali. Ti faccio un esempio: quando si scende dal Ghisallo e si va verso Asso, si affronta una bella discesa. La strada è molto ampia, l’asfalto piuttosto ben curato e, a cavallo di Barni, la pendenza è discreta, tra il 6 e l’8%. In più è quasi tutta dritta. È impossibile non prendere velocità. Però, a livello di noi amatori, vedi le differenze tra chi è abituato a determinate velocità e sfiora i 90 km/h e chi ha paura e, invece di pedalare, sfiora i freni per rallentare. Cosa voglio dirti? In un tratto del genere, se sei abituato ad andare ai 60 km/h, non pensare di seguire chi fa gare, non teme la velocità e sa condurre perfettamente la bici. In altre parole, non puoi passare da 60 a 90 km/h di colpo. È molto più prudente aumentare la velocità di punta di pochi chilometri orari per volta e imparare a riconoscere e a gestire le sensazioni. Scoprirai che la bici reagisce in modo diverso a 70-75 km/h, rispetto ai 60, tanto per fare un esempio. Un’altro imperativo, se vuoi banale, ma strettamente collegato alla velocità è questo: guarda avanti! In salita puoi guardare la tua ruota anteriore e non succede nulla. In discesa la velocità fa sì che i tempi di reazione che ti sono concessi sono inferiori. Hai meno tempo per evitare un ostacolo improvviso, meno tempo per frenare, meno tempo per fare tutto. Hai bisogno quindi di guardare più lontano per prevedere prima quello che dovrai fare.

La frenata in discesa

Se hai corretto la posizione e sei messo bene in bici, puoi permetterti il lusso di frenare “come si dovrebbe”. Perché non è vero che in discesa non bisogna toccare il freno anteriore per non ribaltarsi, anzi! È il freno anteriore che da il maggior impulso frenante e, se il tuo peso è ben distribuito sulla bici, non avrai problemi. Ricordati sempre, però, che si frena quando la bici è dritta. In altre parole, la curva va preparata frenando prima. Quindi freni per regolare la velocità in base alla strada. I fattori da considerare sono un sacco: raggio di curva, larghezza della strada, pendenza, ostacoli, brecciolino, macchine e tutti quelli che ti vengono in mente. Non parliamo poi della strada bagnata: lì si entra in un altro mondo. Poi, quando entri in curva, puoi piegare la bici e lasciare i freni. Oltre alla maggiore sicurezza (freni quando la bici è più stabile e rischi meno di scivolare), se alla frenata corretta accompagni una traiettoria altrettanto corretta, riesci anche a uscire più forte dalla curva. Un piccolo accorgimento: soprattutto chi ha mani piccole, spesso fa più fatica a frenare perché le leve dei freni sono lontane dal manubrio. Io me le sono fatte regolare, avvicinandole di alcuni centimetri. Adesso è molto più facile tenere le leve e le mani si stancano molto meno.

Le traiettorie in discesa

Se guardi il ciclismo dei professionisti in televisione, sai benissimo che in discesa ogni corridore lascia spazio tra se e il corridore che lo precede. Lo fa per due motivi: avere il tempo di correggere la traiettoria se chi lo precede sbaglia, e non rischiare di finirgli addosso in caso di caduta. La logica conseguenza è che, se il corridore davanti non sbaglia, quello dietro segue la sua traiettoria per essere sicuro. Lo possiamo fare anche noi? Direi più no che sì, e per vari motivi. Innanzitutto, chi hai davanti non è un professionista e non ha la stessa capacità nell’affrontare le discese. In secondo luogo, loro corrono su strade spesso appena rifatte, e noi no. Infine, hanno la certezza delle strade chiuse, noi non sempre. E se non sei sicuro di avere strada libera, non puoi impostare la curva nel modo ottimale. In discesa specialmente, dovresti allargare prima della curva e poi entrare andando a cercare il punto di corda. Un esempio molto ben fatto di tornante in discesa lo puoi vedere al minuto 6:12 di questo video.

Il freddo in discesa

Non sottovalutare questo aspetto. In discesa fa freddo, e anche parecchio. Intanto perché sei in quota e la temperatura è certamente più bassa che in pianura. In secondo luogo, perché la maggior velocità fa percepire una temperatura inferiore. Infine, perché probabilmente sarai sudato dopo la salita e, raffreddandoti in discesa, avrai una sensazione molto sgradevole. Quindi cosa puoi fare? Mettere la mantellina antivento. In montagna va portata sempre, tranne forse in luglio a quote non eccessive. E se non ce l’hai? Be’, per questa volta andrà bene il classico foglio di giornale da mettere sulla pancia, ma la prossima ricorda la lezione! Non dimenticarti anche che, se fa molto freddo, i muscoli delle gambe si possono bloccare se restano inattivi. Ecco perché, almeno nei tratti meno ripidi e più facili, è opportuno pedalare un po’. A me è capitato di pedalare e frenare contemporaneamente, pur di non tenere ferme le gambe.

Sella Ronda Bike day: in cima al Passo Pordoi
In cima al Pordoi: tra poco comincerò la “discesa più audace” della mia vita

La mia unica discesa forte

In discesa non vado molto forte (i miei compagni dei Lenti e Contenti direbbero nemmeno in pianura o in salita!). Non mi piace l’idea di rischiare e non ne sento la necessità, per cui freno molto. Quel giorno, però… qualcosa mi è scattato dentro e mi sono buttato, senza mai rischiare da folle ma nemmeno tirando i freni. “Quel giorno” è il Sella Ronda Bike Day del 2015. Sarà il panorama, splendido, che ti fa perdere la testa. Sarà la vena che mi si è chiusa, come dicono i ciclisti “veri”. Sarà che al Sella Ronda le strade sono veramente senza macchine in senso opposto. Sarà che pochi tornanti sotto di me ho visto Fred… be’ qui occorre qualche parola su Ermanno, nickname Fred, come Astaire. Dei Lenti e Contenti è sicuramente uno dei più forti, ma è anche una delle persone più modeste che conosca. A lui piace stare in gruppo per pedalare con gli altri. Quindi, per non staccarci, viaggia sempre con il freno a mano tirato. Il risultato è che spesso e volentieri ci porta a spasso alla sua ruota per tanti chilometri, ma a lui va bene così. Uno spirito assolutamente invidiabile. Bene, tornando a quel giorno, ho visto Fred e mi è venuto voglia di raggiungerlo. Quindi ho cominciato a tagliare le curve e a superare altri ciclisti come raramente mi succede. Alla fine l’ho raggiunto, ma solo perché lui, ovviamente ignaro dei miei propositi, vedendomi arrivare mi ha aspettato. Inutile dire che sulla successiva salita, il Campolongo, io avevo i crampi e lui era fresco e sereno. Mi resta però la sensazione della velocità e di aver provato per una volta a tagliare le curve e a piegare la bici “come uno vero”.

E tu? Come affronti le discese, hai qualche consiglio da dare a chi ha ancora un po’ di timore?

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Mi chiamo Alessandro, sono nato nel '64 e vivo a Milano. Amo il ciclismo da sempre e da un po' di anni ho ricominciato ad andare in bici con regolarità. Da 3 anni faccio parte dei Lenti e Contenti, una squadra la cui filosofia è tutta nel nome. Vi racconto le mie uscite in bici, le mie granfondo e cerco di darvi consigli utili, basandomi sulla mia esperienza più che sulla teoria.

2 commenti

  • Stefano

    Alessandro come al solito ottimo articolo con buoni suggerimenti . Ho qualche spunto che mi piacerebbe condividere. POSIZIONE DELLE MANI , importanza della presa bassa – La presa bassa all’inizio può risultare innaturale per una buona conduzione di curva, specialmente per ciclisti neofiti , provenienti dalla mtb o anche abili motociclisti. Perché?
    Semplicemente poiché si hanno i palmi delle mani perpendicolari al terreno e non paralleli. Pensate a quando si cammina su una passerella sopraelevata, come si posizionano le mani e le braccia nella ricerca dell’equilibrio ? La presa bassa va contro un movimento istintivo naturale. Ciononostante questo tipo di presa è fondamentale per frenare avendo una presa salda. Chi inizia ad usare la bdc in discesa avrà la tendenza a impugnare i corni delle leve freno nella parte alta superiore. Questa posizione in caso di una buca improvvisa spesso e causa di caduta. Si perde la presa facilmente!!! Impugnando nella parte bassa non è possibile perdere la presa, in caso di buca. Le mani rimbalzerebbero sulla parte alta del manubrio permettendoci di riagguantarlo. Citando la tua esperienza personale è utile sottolineare che tutte le leve freno moderne hanno la possibilità di essere personalizzate alle dimensioni delle mani del pilota. CONDUZIONE DI CURVA – Il mio vero soprannome è Falco sono diventato DJFalco per prendermi in giro e per rispetto del grande Paolo Savoldelli che ho sempre emulato e stimato. Sono un buon discesista e come il Falco bergamasco anche impavido. Sono il Falco del Naviglio!!! Me la canto e me la suono da solo. Spesso mi capita in discesa di avere traiettorie più redditizie di altri e di guadagnare metri in modo naturale frenando di meno ( a parità di peso ). Come faccio ? Ebbene il segreto mi è stato svelato 40 anni fa da mio nonno grande motociclista. Si deve guardare il più possibile oltre la curva per impostarla al meglio. L’errore che spesso si commette è quello di focalizzarsi con gli occhi sul centro della curva stessa. Questo atteggiamento genera traiettorie non lineari che portano a correzioni con un andamento a scatti e non armonioso nella conduzione della curva stessa . Inoltre si tende a non sfruttare tutto lo spazio a disposizione semplicemente perchè non lo si vede e a frenare in modo ingiustificato. PRESSIONE DELLE GOMME limiti costruttivi dei cerchi attenzione specialmente in caso di discese lunghe – Negli ultimi anni si stanno imponendo copertoncini da 25 e ultimamente anche da 28. Il concetto maggior pressione minor appoggio = minore resistenza al rotolamento non vale più. Moltissime ricerche hanno dimostrato che troppa pressione su sezioni piccole significa rimbalzo della ruota perdita di trazione basso comfort. Nasce da questi studi la popolarità dei 25 mm. Ora la convenzione assodata è :maggior sezione = minor pressione = minor rimbalzo della ruota = miglior rotolamento = maggior comfort. Molti purtroppo usano i 25 con le stesse pressioni dei 23 . E’ assolutamente pericoloso specialmente in discesa!! Spiego. Con ” i 23 mm” è abbastanza usuale arrivare a 8 bar anche 8,5. Con i 25 mm normalmente il massimo indicato è 7.5 bar . Dai 23mm ai 25mm sono solo 2 mm in più ma significano molta aria in più anche a pressione interna inferiore. Quindi con un 25mm la pressione esercitata sulle pareti dei cerchi dato il maggior volume d’aria è molto superiore. Nelle curve in discesa si ha il massimo stress delle pareti del cerchio. Le pareti interne vengono pressate dall’aria del copertoncino, le pareti esterne vengono abrase e scaldate moltissimo dai pattini. Se il vostro percorso prevede molta discesa e usate i 25 mm”mi raccomando; adeguate la pressione al peso del ciclista, rispettare i parametri indicati sul copertone, ma anche i limiti strutturali dati dal costruttore del cerchio. Un ciclista over gli 8o kg non deve su cerchi alleggeriti con pneumatici da 25, superare i 7 bar anche se il copertoncino riporta una massima possibile di 8 bar. Ogni cerchio ha nelle specifiche tecniche, indicato il peso max del ciclista e la massima pressione sopportabile in relazione alla sezione del copertoncino. Non rispettare questi parametri in caso di discesa lunghe può portare allo stallonamento del copertoncino e al cedimento del cerchio. Più è leggero il cerchio piu questi limiti sono bassi. (Le considerazioni di cui sopra valgono al 100% per copertoncini e freni tradizionali) .Ci sarebbero poi altri parametri da considerare… larghezza del canale interno in relazione al copertoncino etc etc. Ma penso di aver annoiato già abbastanza. Ciao Ale buona serata

    • Alessandro

      Altro che noia, grazie per i consigli. Per quanto riguarda la pressione delle gomme, ti dirò che personalmente non le ho mai gonfiate al massimo indicato dal costruttore anche – ma non solo – perché non sono esattamente un peso massimo! Invece, quando parli di guardare “oltre la curva”, immagino tu ti riferisca a curve non cieche, diciamo semicurve nelle quali puoi vedere “oltre”, non certo a curve cieche, giusto? Per quanto riguarda i tornanti, io cerco di guardare il bordostrada in uscita quando lo imposto, tu come fai? Ciao DJFalco.

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