Vetrina con bici dall'interno
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Come scegliere la bici per la granfondo

Non serve una bici superleggera, superaccessoriata e super tutto per partecipare a una granfondo. Servirebbero delle supergambe, quello sì, ma notoriamente non si vendono e bisogna rassegnarsi ad allenarle. Detto questo, è chiaro che comprare una bicicletta richiede fior di soldini, quindi è opportuno, anzi necessario, fare la scelta giusta fin da subito. Anzi, prendi subito la decisione dalla quale poi dipenderà tanto: qual è il tuo budget? Diciamo che, dai 400 euro in su (in su tanto, perché non c’è quasi limite di spesa), troverai senz’altro qualcosa, nuovo o usato che sia.

Il telaio per cominciare

L’antica saggezza popolare recitava: «Compra un bel telaio. Se poi ti appassioni, sei sempre in tempo a modificare la componentistica, ma il telaio, che costa più di tutto il resto, ti resta per molti anni». Con tutto il rispetto per i vecchi saggi del ciclismo, io non sono molto d’accordo. In primo luogo, se stai pensando quale bici comprare per una granfondo, vuol dire che sei già appassionato e sai già cosa vuoi e cosa ti serve. In secondo luogo, se compri subito la bici con la componentistica che ti interessa, risparmi, e nemmeno poco. Detto questo, il telaio conta eccome! Ma non pensare, come prima cosa, al telaio “bello”. Invece, cerca il telaio adatto a te. In altre parole, hai bisogno di un telaio della misura giusta, altrimenti ti stancherai prima, ti verranno vari dolorini e, nella peggiore delle ipotesi, questi si trasformeranno in problemi muscolari e posturali. I produttori di bici hanno sviluppato tabelle basate sull’altezza o su altre misure antropometriche per aiutarti a scegliere. La soluzione migliore, per me, resta però il consiglio di un meccanico esperto e la prova su strada, quando possibile. Ancor meglio sarebbe far precedere la scelta del telaio da una visita dal biomeccanico, perché ogni ciclista è diverso, non solo nel rapporto delle varie misure antropometriche, ma anche nel modo di pedalare.
Telaio Olmo con prezzo

La sella

Nel corso della stessa visita, il biomeccanico sarà in grado di darti indicazioni sulla sella. Misurerà la distanza tra le ossa ischiatiche, che ti permette di scegliere il modello più adatto a te per forma e soprattutto larghezza. A questo punto, però bisogna determinare la posizione della sella, per la quale ci si può rifare alla famosa “formula Hinault“.  Devi misurare il cavallo, cioè la distanza tra il pavimento e la parte inferiore del bacino, in centimetri, stando in piedi ben dritto. Applica poi la formula Hinault, moltiplicando l’altezza del cavallo per 0,885. Un esempio, con le mie misure:

Cavallo = 83 cm x 0,885 = 73,46 cm. Questo dato rappresenta l’altezza della sella rispetto all’asse del movimento centrale.

Personalmente, sono convinto che il risultato così ottenuto vada utilizzato come riferimento iniziale. Viene poi influenzato da parecchi fattori, primi fra tutti la lunghezza della pedivella e il tipo di pedale. Io, per esempio, non mi trovavo affatto bene con la sella posizionata in questo modo e mi sembrava di “saltellare” quando spingevo a fondo, per cui nel corso del tempo l’ho abbassata di diversi millimetri. Da una visita biomeccanica è poi risultato che l’altezza ideale per me è 731 mm, pochi millimetri in meno, ma ti assicuro che fanno la differenza. Idem per la lunghezza della pedivella: la formula Hinault si basa su pedivelle da 170 mm, per misure diverse è necessario adattarla.

Movimento centrale, guarnitura e pacco pignoni

Ecco, qui secondo me ti conviene spendere un po’ di più. Il motivo è presto detto: si tratta di componenti che hanno sì lunga durata, ma anche costo elevato. Considera quanto influirebbe sul tuo portafogli sostituirli, per esempio dopo un anno dall’acquisto, tenuto conto che il prezzo del componente è ovviamente maggiore quando viene acquistato da solo, rispetto a quello già montato sulla bici. Per di più, si tratta di decisioni importanti, stiamo parlando della già citata lunghezza della pedivella o dei rapporti da montare (pacco pignoni, guarnitura tradizionale piuttosto che compact o tripla), ecc. Sulla scelta dei rapporti io mi sono già espresso, sono decisamente un fautore della compact e, considerando la (poca) gamba, anche di rapporti agili per la salita, ma non solo.

Il resto

Ruote in esposizioneNaturalmente la bici non finisce qui. Ci sono altri componenti che sono importantissimi. Pensa per esempio a quanto è ampia la scelta delle ruote. Alto, medio e basso profilo. Per quella che è la mia filosofia, però, quello che conta di più in bici è la sicurezza. Non sono un professionista e non ho tempi di reazione rapidi come quelli dei grandi discesisti e dei velocisti, quindi preferisco tenermi le mie ruote a basso profilo, anche se non ne sono entusiasta. Chi usa ruote più avanzate mi dice che c’è davvero un vantaggio, in termini di penetrazione nell’aria, ma quando c’è vento è ovvio che fatica maggiormente a “tenere” la bici. Idem per i freni: io adotto ancora quelli tradizionali, ma quelli a disco li stanno ormai soppiantando. Tutti mi dicono che la frenata è migliore, più efficiente e più graduale, soprattutto in determinate condizioni atmosferiche. Ma per il momento resto fedele alla tradizione, pronto a ricredermi quando cambierò bici: adesso non ne varrebbe la pena, in termini di rapporto costi/benefici. Invece, ti invito a scegliere con attenzione il manubrio: un manubrio troppo stretto rispetto alla larghezza delle tue spalle, misurate in corrispondenza delle inserzioni ossee, può impedirti di respirare bene, mentre uno troppo largo – a me è successo – può stancarti esageratamente braccia e spalle stesse. E, se hai mani piccole, ricorda che la posizione delle leve dei freni è regolabile e, soprattutto in discesa quando due dita devono essere sempre sulle leve, è fondamentale riuscire a non stancare le mani, pur assicurandosi sempre la possibilità di frenare rapidamente.

La mia bici

La mia bici è una Olmo Link Pro, acquistata nel 2014. È – era all’epoca dell’acquisto – un modello di fascia media, niente di eccezionale. Ovviamente mentirei se ti dicessi che, dopo oltre 4 anni, non mi dispiacerebbe cambiarla con un modello più recente e di fascia più alta. Ma lo farei solo per togliermi il gusto, non perché ne sento una vera necessità. In effetti, da quando l’ho acquistata mi ci sono trovato così bene che ho fatto ben poche modifiche: ho cambiato i copertoncini e il pacco pignoni. Ricordo soprattutto la sensazione, le primissime volte che ci ho pedalato. Non mi ero mai sentito così a mio agio su una bici e, soprattutto, non avevo mai avuto quella sensazione di reattività. Immagino che dipendesse dal fatto che era la mia prima bici in carbonio. Ma, secondo me, rappresenta un’ulteriore dimostrazione che non serve il modello di fascia alta per starci bene sopra.

Ringrazio il negozio Olmo di Piazza Vetra a Milano per le foto, e in particolare Adelio Belloni, sempre gentilissimo e disponibilissimo.

Mi chiamo Alessandro, sono nato nel '64 e vivo a Milano. Amo il ciclismo da sempre e da un po' di anni ho ricominciato ad andare in bici con regolarità. Da 3 anni faccio parte dei Lenti e Contenti, una squadra la cui filosofia è tutta nel nome. Vi racconto le mie uscite in bici, le mie granfondo e cerco di darvi consigli utili, basandomi sulla mia esperienza più che sulla teoria.

2 commenti

  • DJFalco

    Bravo Alessandro concetti semplici e chiari come sempre. La duttilità del carbonio o dell’alluminio idroformato hanno permesso ai telai di assumere forme e geometrie particolari che possono intercettare le esigenze di tutti. Tendenzialmente ora, quasi tutti i costruttori, propongono gamme con 3 tipi di geometrie. Race, Endurance, Aereo. le differenze sostanziali. Race – posizione raccolta con esasperazione del fuorisella , tubo sterzo molto basso, carro posteriore cortissimo triangolo compattissimo quindi tendenzialmente rigidissimo e reattivo . Se non si è belli magri e in buona forma fisica questo è un telaio da evitare. Endurance – posizione in sella più rilassata, carro posteriore leggermente più lungo, posizione del manubrio più alta ( tubo sterzo più alto) è la geometria indicata da tutti i produttori per le gran fondo. Secondo me, il top per me e per molti miei amici leggermente panciuti. Per tutti un telaio del genere permette di poter stare molte ore in sella senza affaticarsi troppo. Queste bici vengono usate dai pro per le classiche del nord dove lo sconnesso richiede bici più docili da guidare capaci di assorbire meglio le vibrazioni delle parti in pavè. Aereo – Crono o triathlon bici cosi particolari che certamente in una gran fondo non si utilizzano. Si capisce che ho una bici da endurance ? Ciao Ale

    • Alessandro

      C’è un aspetto del tuo discorso che mi preme sottolineare, quello nel quale dici «… per me e per molti miei amici leggermente panciuti». È la personalizzazione, il fatto che non ogni telaio sia adatto a tutti. Ecco perché insisto sulla visita dal biomeccanico o, almeno, sull’opinione di un occhio veramente esperto.

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