“Il grande airone ha chiuso le ali”. Questa famosa frase, con la quale il grande Orio Vergani disse addio a Fausto Coppi il 2 gennaio 1960, avevo in mente mentre mangiavo – bene, molto bene – nell’omonima locanda a Castellania, il paese di Fausto e Serse. Ma forse anche più del cibo, mi stavo godendo la conversazione con Gianni Rossi, titolare della locanda, commercialista, amico della famiglia Coppi, e – sono parole sue – scrittore per caso e affabulatore per indole. E della sua opera forse più nota, la storia di un Giro d’Italia al quale partecipano tutti i migliori corridori del Novecento, io sono ora fortunato possessore.

Ma non è solo il mio anfitrione a trasudare sapere ciclistico. In tutto il minuscolo Comune – una novantina di abitanti – la bicicletta è il palcoscenico sul quale si muovono Fausto e Serse, eroi tragici e sfortunati. Casa Coppi, dove i due sono cresciuti e che ora è museo; il sacrario, con le tombe e la terra del Galibier; la statua di Fausto; i murales, tutto merita di essere visto. E fa effetto passare per le strade di Fausto, certamente rifatte, ma pur sempre le strade sulle quali si allenava fin da quando, giovanissimo,  “andava a bottega” a Novi Ligure.

Castellania è per il ciclismo quello che Rio de Janeiro è per il calcio, Boston per il basket, Helsinki per l’atletica, Kitzbühel per lo sci. Se la distanza lo permette e la passione chiama, almeno una volta bisogna visitarla.