Caduta di Remco Evenepoel al Lombardia
Ciclismo

La caduta di Evenepoel

Ho fatto la discesa dalla Colma di Sormano a Nesso almeno una decina di volte (molto più piano dei pro, ça va sans dire). Con molta presunzione, lo ammetto, mi ritengo quindi autorizzato ad avere un’opinione precisa sulla caduta che ha caratterizzato Il Lombardia 2020, se non altro perché il protagonista è stato il favoritissimo della vigilia. Ebbene, la mia opinione è che la caduta di Evenepoel sia colpa di… Evenepoel! Esaminiamo i fatti: che la discesa dal Sormano sia “difficile e molto tecnica” lo sanno tutti, ed è vero che negli anni scorsi in tanti sono caduti. E tutti sanno che se Vincenzo Nibali si butta in discesa non è facile tenergli la ruota. Infatti, Remco Evenepoel, dei sette che avevano scavallato in testa il muro, era già in ultima posizione e stava perdendo contatto. Chi ha seguito la telecronaca sulla RAI non avrà dimenticato che, un paio di minuti prima della caduta, il puntualissimo e bravissimo “commissario” Saligari – che seguiva la corsa con la moto – aveva annunciato che il giovanissimo belga era in difficoltà, segno evidente che faceva fatica a tenere le ruote degli altri, più esperti di lui. Perché è così importante che gli altri fossero più esperti di lui? Perché bisogna sempre tenere presente che Remco Evenepoel ha cominciato a correre in bici nel 2017. Nel 2017! Solo 4 anni fa. Come può avere la stessa capacità di guida di gente che in bici ci va da vent’anni e che ha usato MTB, bici da cross, che è scesa dai più importanti passi della storia del ciclismo? In definitiva, Evenepoel è caduto per non farsi staccare, ha osato troppo, è andato oltre i suoi limiti. Detto questo, è ovvio che a me, come a tutti, dispiaccia moltissimo e che auguri a un ragazzo così giovane di guarire presto e perfettamente. Un  ventenne che rappresenta una buona fetta del futuro del ciclismo e che l’anno scorso al Mondiale, rimanendo con Philippe Gilbert, ha mostrato tutta la sua statura morale e umana. Sono anche convinto che un’organizzazione attenta come quella di RCS l’anno prossimo metterà protezioni adeguate in quel punto e in ogni altro punto della discesa nel quale siano state rilevate criticità. Ma non credo che si possa pensare di escludere questo tratto di discesa dal percorso del Lombardia in quanto “troppo pericolosa”, come ha dichiarato Patrick Lefevere, team manager della Deceunink. Ci sono strade, gare e percorsi che sono la storia del ciclismo e, per quanto la sicurezza degli atleti sia da mettere al primo posto, non si possono escludere semplicemente tirandoci sopra una riga.

I diritti sull’immagine di apertura sono della RAI.

 

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Mi chiamo Alessandro, sono nato nel '64 e vivo a Milano. Amo il ciclismo da sempre e da un po' di anni ho ricominciato ad andare in bici con regolarità. Da 3 anni faccio parte dei Lenti e Contenti, una squadra la cui filosofia è tutta nel nome. Vi racconto le mie uscite in bici, le mie granfondo e cerco di darvi consigli utili, basandomi sulla mia esperienza più che sulla teoria.

Un commento

  • Stefano

    Lefevere ha spesso uscite estemporanee specialmente a botta calda. Quel punto non è pericoloso !!!! Remco era spaventato e cotto!!! Come sostieni tu Alessandro è andato oltre il suo limite. Le sue capacita di discesista sono scarse, si è gia visto anche questo. In generale i punti piu critici di quella discesa sono, la curva continua sopra dove è gia volato fuori un francese 2 anni fa e dove Ulissi ha dovuto fare la curva quasi con il piede a terra. Dal ponte in giu altri due tornanti e l’attraversamento della parte alta di Nesso. La caduta di Remco mi ha ricordato la tappa dove Kruijswijk cadde e perse il giro schiantandosi contro il muro di neve in rettilineo e dopo pochi minuti stessa sorte tocco a Zakarin che fini in un torrente sempre in rettilineo con visuale aperta. Contro la poca lucidita puoi transennare tutto il percorso ma avrai sempre delle cadute. Auguro pronta ripresa al fenomeno e speriamo che non faccia troppa MTB migliorerebbe troppo.

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