Freccia Muro di Sormano
Racconti

Il (mio) muro di Sormano

Settimana scorsa ho scalato il Muro di Sormano e, per un cicloamatore del mio livello, credimi, si è trattato di una vera e propria impresa. Perché il Muro di Sormano è una salita che fa parte della leggenda del ciclismo e non a caso. Nel 1960 è stato incluso nel percorso del Giro di Lombardia con l’idea di rendere la corsa più selettiva e, se dai un’occhiata alle caratteristiche del Muro, capisci perché: circa 1,7 km con pendenza media del 15%, che però a lungo supera il 20%. Aggiungi che la strada è larga, anzi stretta, circa 3 metri. Vuol dire che puoi scordarti di salire a zig-zag per addolcire le pendenze e io l’ho scoperto a mie spese. Insomma, non è certo tra le salite che preferisco, troppo estrema, per i miei gusti e le mie capacità. Eppure…

La decisione: proverò a farlo

Naturalmente, come qualsiasi appassionato di ciclismo, conoscevo molto bene la fama del Muro e, proprio per questo, ho sempre pensato che fosse “roba da professionisti”. Solo loro, e anche con fatica, potevano farcela a superare pendenze del genere. Poi, la scorsa primavera, ho deciso di partecipare all’edizione Lombardia 2018 di Twenty Peaks. È una sfida che vinci se riesci a scalare in 6 mesi le 20 salite indicate. Tra queste, c’è il Muro di Sormano e quindi mi sono preparato.  Ho letto tutto quello che potevo leggere e, soprattutto, ho cambiato il pacco pignoni, montando la scala che arriva al 32 (prima il mio rapporto massimo era il 28). In realtà, questa scelta l’avevo fatta mesi prima, proprio perché quest’anno avevo in mente di affrontare salite più dure del previsto, ma non avevo pensato al Muro di Sormano, altrimenti avrei probabilmente optato per il 34.

Inizio del Muro di Sormano
L’inizio del Muro di Sormano con il cartello e la “bici monumento”

La salita: un Calvario

Quando fai una salita per Twenty Peaks, hai un punto di partenza e un percorso che devi seguire, magari scaricando il relativo file sul tuo ciclocomputer per essere sicuro di non sbagliare, fino al punto di arrivo. Nel caso specifico, la salita parte da Asso e, nel primo tratto, è quasi una passeggiata. In primo luogo, perché le pendenze sono regolari e poi perché, tolti i primi chilometri, è una salita che ho percorso spesso con i Lenti e Contenti, la mia squadra, e quindi so perfettamente cosa aspettarmi. A poco più di 4 chilometri dalla vetta, però, c’è il bivio: prendi la stradina, una breve discesa di 200 metri e… bam! Il Muro ti sbatte subito in faccia la sua pendenza. Naturalmente, siccome è il Muro e, per definizione, è bastardo, non puoi nemmeno sfruttare l’abbrivio, perché la discesa finisce con una stretta curva a gomito e sei costretto a frenare e ripartire quasi da fermo. Da qui in poi è durissima. Non riesci mai ad alzare la testa per vedere il panorama ma hai occhi solo per le scritte che indicano le pendenze e soprattutto per la strada. Praticamente vai subito fuori giri e… ci resti! Non c’è la possibilità di riprendere fiato, di abbassare la frequenza cardiaca; è solo un susseguirsi di pedalate e ognuna è uno sforzo. Dopo circa un chilometro, comincia un tratto ancora più duro degli altri. È stato proprio in quel punto che ho provato ad addolcire un po’ la salita, cercando di procedere un po’ a zig-zag ma la strada è troppo stretta e, per non finire nell’erba e cadere, ho dovuto mettere il piede a terra. L’onta massima per un ciclista! Sono stato fortunato però: pochi metri più avanti c’è una staccionata, e appoggiandomi a quella ho potuto ripartire. Insomma fortunato… l’ultimo pezzo è il più difficile di tutti, come si è premurata di segnalarmi una cortese signora che stava scendendo a piedi. Ma alla fine arrivi alla sbarra finale: lì devi per forza scendere di bicicletta perché il passaggio è strettissimo, chiaramente studiato per impedire a tutti, tranne pedoni e ciclisti, di prendere quella strada. Ma significa anche che la grande fatica è finita, perché risali in sella e mancano solo 300 metri all’osservatorio astronomico posto in cima, mentre le pendenze tornano a essere umane.

L'ultimo tratto del Muro di Sormano
L’ultimo tratto del Muro di Sormano visto dalla sbarra che segna il punto di arrivo

La sensazione: pedalare nella leggenda

Il Muro è stato ripavimentato e reso nuovamente praticabile ai ciclisti una dozzina di anni fa. Non so chi si sia preso questo incarico, ma ha decisamente fatto un ottimo lavoro. È evidente che si tratta di un gruppo di appassionati di ciclismo che si sono ripromessi – riuscendoci perfettamente – di creare un’atmosfera che aiuti a comprendere la leggenda del Muro. Già fin dal bivio iniziale, per esempio, c’è un monumento alla bici da corsa e un cartello esplicativo che racconta il ruolo che questa salita ha avuto nella storia del Giro di Lombardia. Molto intelligente, poi, la scelta di indicare l’altitudine, scrivendo sull’asfalto ogni variazione metro per metro. È ovvio che quanto più vicine sono le scritte, tanto maggiore è la pendenza in quel tratto. Sempre verniciate sull’asfalto, ci sono citazioni di frasi di Gino Bartali e di Ercole Baldini e, tocco finale, la classifica con i tempi stabiliti dai migliori negli anni dal 1960 al 1962. Dal punto di vista ciclistico sono invece inutili le indicazioni relative al panorama circostante: è impossibile alzare la testa per osservare le montagne. Molto apprezzato anche il supporto dei non pochi pedoni che ho incontrato mentre scendevano dal Muro e che mi hanno incitato e rivolto attestati di stima da arrossire! E tra queste, metto anche la signora che mi ha informato che il difficile doveva ancora venire, quando ormai pensavo che la strada non potesse diventare più dura: sono sicuro che non fosse sadismo il suo, ma ingenua buona fede. Nelle ultime centinaia di metri ho incontrato il diciassettenne Luca dei Trigliceridi. Durante la salita, ovviamente, non ci siamo detti granché, ma una volta arrivati in cima lui, che in MTB era apparso uscendo da un boschetto, mi ha raccontato di aver fatto il Muro diverse volte. Beata gioventù, che gamba!

Tornando a casa, non posso nascondere di aver provato una certa euforia che è durata diversi giorni. Essere entrato nel club di quelli che “hanno fatto il Muro di Sormano” e comunque aver raggiunto un obiettivo che mi era sempre sembrato così lontano dalle mie possibilità, be’ è una cosa ceda una certa soddisfazione.

Se anche tu hai percorso il Muro di Sormano, raccontaci la tua esperienza, oppure dicci qual è la salita più dura che ti sei trovato ad affrontare. O, semplicemente, se questo post ti è sembrato interessante, condividilo su Twitter, Facebook o Google, o semplicemente metti un like: diffondere contenuti che consideri rilevanti aiuta questo blog a crescere. Grazie!

 

Mi chiamo Alessandro, sono nato nel '64 e vivo a Milano. Amo il ciclismo da sempre e da un po' di anni ho ricominciato ad andare in bici con regolarità. Da 3 anni faccio parte dei Lenti e Contenti, una squadra la cui filosofia è tutta nel nome. Vi racconto le mie uscite in bici, le mie granfondo e cerco di darvi consigli utili, basandomi sulla mia esperienza più che sulla teoria.

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