La Granfondo di Milano anno secondo | La Mia Prima Granfondo
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La Granfondo di Milano anno secondo

Ho in mente un piano ben chiaro: aspetto Dolzago, è lì che comincia il Colle Brianza e io lo avrò fatto 20 volte nella mia vita, ne conosco davvero ogni curva. Qui, su quella che è la prima salita del percorso, voglio provare a ottenere un paio di risultati: recuperare un po’ di posizioni e fare il mio miglior tempo di sempre. Quando la strada sale, vado un po’ meglio che in pianura e poi in Brianza “gioco in casa”, insomma le premesse sono buone. C’è solo un fatto: negli ultimi 20 giorni sono uscito in bici solo una volta e, per di più, vengo da 2 settimane al mare, in uno di quei villaggi traditori, dove puoi mangiare a ogni ora della giornata. Insomma, negli ultimi 20 giorni ho preso 3 chili e, peggio ancora, sono poco o niente allenato. Risultato: appena comincia la salita – le prime rampe del Colle Brianza da quel versante sono le più aspre – sento le gambe indurirsi e le prime avvisaglie di crampi. Fine dei miei ambiziosi progetti per la Granfondo Milano, seconda edizione: è proprio vero il detto che nessun piano di battaglia sopravvive al primo contatto col nemico!

Pronti via, si parte: a tutta naturalmente

Quest’anno i miei compagni mi dicono che ho una bella gamba, il che, ovviamente, significa che gli anni scorsi la gamba non era granché! Scherzi a parte, è vero, sono riuscito a uscire più del solito e soprattutto ho fatto più salita. Gli ultimi 20 giorni, però, sono stati letali per la forma, quindi sono abbastanza curioso anch’io di vedere cosa riuscirò a fare. Naturalmente, come sempre, al via i 1.200 partecipanti sembrano una muta di cani all’inseguimento della volpe. Insomma, si parte sparati. Questa volta, però, ho deciso di provare a darci dentro anche io, in modo da infilarmi in un gruppetto e starmene un po’ più coperto del solito. Sarà che sono con Fly e lui è ormai navigato, fa molte più granfondo di me e fa anche le ciclostoriche, quindi è abituato a pedalare gomito a gomito con altri anche su strade sconnesse,  e sa risparmiare energie molto più di me. C’è poi la questione dell’orgoglio, visto che quest’anno tutti mi dicono che vado forte non posso certo staccarmi nei primi 30 chilometri. E infine c’è Mauro. Non ci siamo mai visti prima di oggi, ma è un lettore di questo blog e ci incontriamo in griglia, decidendo di partire insieme: mi secca fare brutta figura con lui! Insomma tengo duro fin quasi all’inizio della salita, quando devo fermarmi per una non più procrastinabile “sosta idraulica”. Intanto Mauro dimostra di avere ben altra gamba e infatti… se n’è già andato da un po’.

Mauro conosciuto in griglia e compagno di strada per i primi chilometri

Si sale… e poi si scende

Il Colle Brianza da Dolzago è tutto tranne che una salita impossibile. Misura 4,2 chilometri con pendenza media del 6%, ed è solo nei primi 3-400 metri che la la strada sale in modo deciso. Nel complesso,  non l’ho fatto poi pianissimo, per il mio livello si intende: ho impiegato solo 18 secondi in più rispetto al mio miglior tempo assoluto. Il fatto è che io avevo in mente di batterlo, questo tempo, non semplicemente di avvicinarlo. In cima alla salita Fly e io ci ritroviamo e, da questo momento, siamo andati fino al traguardo insieme, non senza una piccola discussione: lui voleva girare per fare il percorso lungo, io volevo andare dritto filato all’arrivo per curarmi i crampi. Per fortuna, l’ho spuntata io, anche e soprattutto perché non abbiamo trovato la deviazione per il percorso lungo. È stata questa, secondo me, l’unica lacuna nell’organizzazione: eravamo in forte anticipo sull’orario del cancello, ossia l’ora a partire dalla quale tutti i granfondisti vengono indirizzati sul percorso medio, ma non abbiamo visto la deviazione, il che fa pensare che fosse segnalata in modo inadeguato, anche rispetto al fatto che si trovava in un tratto di discesa dove le velocità sono ovviamente sostenute e l’attenzione è rivolta soprattutto alla strada.

Fly su uno strappetto
Fly, ottimo compagno di viaggio, impegnato su uno dei tanti strappetti del percorso

L’organizzazione

A questo proposito, devo dire che il mio giudizio sull’organizzazione è ampiamente positivo. Mentre l’anno scorso, in occasione della prima edizione, c’era stato qualche problema e qualche polemica, quest’anno credo che le misure prese dagli organizzatori siano state adeguate. Il percorso era studiato in modo da passare per le aree più critiche subito dopo la partenza, così da avere il gruppone ancora relativamente compatto, e mi pare che questa misura abbia funzionato. Altro aspetto molto importante, incroci e rotonde erano presidiati e ben segnalati – ho sentito un’unica lamentela a riguardo, ma per il resto i commenti erano positivi. Il traguardo era a Villasanta, circa una decina di chilometri prima del “quartier generale”, misura ancora una volta presa con un occhio un occhio di riguardo per la sicurezza, ma anche questi ultimi 10 chilometri erano segnalati bene con cartelli, anche se ovviamente aperti al traffico e senza più addetti. I punti di forza però erano all’arrivo: servizio di deposito bici molto efficiente e, soprattutto, pasta party in un autentico ristorante, con tovaglia e camerieri, una rarità assoluta. Personalmente, devo ringraziare gli addetti al ristoro di Osnago, tanto gentili quanto simpatici, e la gentilissima signorina che all’ingresso del pasta party mi ha omaggiato di un buono – io, naturalmente, avevo dimenticato di portarmi il mio – senza nemmeno guardarmi storto!

Il ristoro di Osnago
Le gentilissime addette al ristoro di Osnago

Cosa mi resta

Direi che l’aspetto che più mi ha colpito di questa seconda edizione è stata proprio la gentilezza e la disponibilità di tutte le persone coinvolte nell’organizzazione. A parte qualche automobilista, furente per essere costretto ad attendere il passaggio di noi granfondisti, non ho sentito alcuna nota stonata. Sul piano personale, e a parte la delusione per il tempo sul Colle Brianza, non posso che confermare l’impressione che ho avuto in occasione di tutte le mie ultime granfondo: la coperta è troppo corta, nel senso che se parto forte, scoppio dopo, mentre se parto con maggiore prudenza mi ritrovo fuori dai gruppetti e faccio più fatica del necessario prima di arrivare alle salite. Un bel rebus da risolvere per le prossime manifestazioni.

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Mi chiamo Alessandro, sono nato nel '64 e vivo a Milano. Amo il ciclismo da sempre e da un po' di anni ho ricominciato ad andare in bici con regolarità. Da 3 anni faccio parte dei Lenti e Contenti, una squadra la cui filosofia è tutta nel nome. Vi racconto le mie uscite in bici, le mie granfondo e cerco di darvi consigli utili, basandomi sulla mia esperienza più che sulla teoria.

4 commenti

  • Mauro

    Mi presento, sono il Mauro menzionato nel post, ciclista da poco più di due anni e mezzo dopo una vita trascorsa sui campi di calcio. Come ho conosciuto Alessandro? Semplice, dopo la prima fase di rodaggio durata un anno, stanco delle tante uscite in solitudine, intervallate da altre in gruppo, è affiorato in superficie il mio impeto competitivo ed ho deciso di approcciarmi al mondo delle Gran Fondo. Per saperne un po’ di più, non ho fatto altro che digitare su Google “La mia prima Granfondo” e, in un lampo, sono stato catapultato nella stanza dei consigli di Alessandro. Ho stampato tutto quello che c’era da stampare sull’argomento e mi sono preparato per affrontare la mia prima Gran Fondo disputata, il 17 giugno scorso, sul Lago Maggiore. Mi sono talmente divertito, a prescindere dalla performance, comunque soddisfacente per essere una prima volta, che durante i mesi di luglio ed agosto ho avuto modo di allenarmi discretamente alla media di due uscite settimanali, eccetto nel periodo di vacanza al mare. Mi sentivo, quindi, pronto per iscrivermi alla GF Scott di Piacenza (2 settembre) e, soprattutto, non potevo mancare a quella che si correva in casa lo scorso 9 settembre, con partenza dal Carroponte a Sesto San Giovanni a meno di 5 km dalla mia abitazione.
    Devo ammettere che sono stato indeciso fino alla fine, se iscrivermi o no, perché avevo letto sia dal blog dello scorso anno di Alessandro, che nel forum BDC ed infine raccolto testimonianze dirette di un paio di amici, che l’organizzazione non era stata delle migliori.
    Il sabato precedente la gara mi sono affacciato, a metà mattinata, al Centro Sarca dove era stata allestita la logistica organizzativa e alla vista degli elenchi degli iscritti, delle postazioni per le iscrizioni, la consegna del chip e del pacco gara è partita immediata la scarica di adrenalina.
    In un amen ho pagato l’iscrizione ed ho ritirato chip e pacco gara con il pettorale 550.
    E, poi, subito a casa a prendere dal box la mia “Bianchina”, ancora calda dalla GF della domenica precedente, tirarla a lucido, fissare il numero di pettorale sul manubrio e sul retro della maglia celebrativa dai colori sgargianti.
    Quale occasione migliore, quindi, per conoscere Alessandro? Botta e risposta via mail per darci appuntamento in griglia l’indomani.
    Cena, ormai collaudata, a base di spaghetti a lento rilascio di zuccheri, bresaola e patate bollite.
    Dopo cena un buon film sorseggiando un’abbondante tisana per idratarmi e rilassarmi e, prima di andare a letto, la meticolosa preparazione di tutto il necessario per il giorno seguente.
    5:30!!! Anche stavolta occhi spalancati e nervi tesi prima del canto della sveglia; scivolo fuori dal letto per non disturbare il sonno di chi mi dorme accanto e mi dedico al pasto fondamentale per reggere i ritmi in gara: thè verde, banana, yogurt di cereali, frutta secca, pane e miele, caffè.
    6:45. Esco dal portoncino di casa, inforco la bici e mi avvio pedalando agilissimo per scaldare la gamba e raggiungere il Carroponte. L’aria preannuncia una bella giornata, comincia a fare sempre più chiaro, percorro viale Monza e canticchio “sapessi come mi piace partire quando Milano dorme ancora, vederla sonnecchiare e accorgermi che è bella prima che cominci a correre ed urlare” (cit. Fabio Contato). Che, poi, detto da un romano come me è un complimento che vale doppio.
    Arrivo nei pressi della partenza ed anche stavolta, notando il riscaldamento degli altri concorrenti, mi assale il pentimento per essermi iscritto sentendomi inadeguato al loro confronto. Ma non importa, i miei obiettivi sono sempre gli stessi: 1) non farmi male 2) completare il percorso 3) non arrivare ultimo nella classifica generale 4) non arrivare ultimo in quella di categoria: M6 (55/59 anni).
    E, poi, oggi avrò l’occasione di conoscere finalmente Alessandro. Entro in griglia e dopo una decina di minuti vedo arrivare due componenti dei Lenti & Contenti e vado incontro a salutare il n. 429: Alessandro. La simpatia è immediata e, penso, reciproca. Giusto il tempo di scattarci qualche foto, attivare l’inseparabile Strava, che lo speaker annuncia l’imminente partenza.
    7:30…si parte!!! il clangore delle tacchette che agganciano i pedali, unito al cicalare dei chip che si attivano al passaggio sulla linea di partenza è musica per le orecchie del popolo appassionato di questo straordinario sport.
    Si passa tutto d’un fiato il cavalcavia di via Buozzi e sul viale Italia si viaggia in gruppo a ritmi sostenuti. Rallentiamo aspettare Maurizio, compagno di avventura di Alessandro, partito nella griglia successiva alla nostra. Il tempo di farci le presentazioni strada facendo e si pedala vorticosamente per non perdere il treno. Ci sono i soliti assatanati che slalomeggiano in mezzo al gruppo per guadagnare posizioni. Tra questi, sfreccia alla mia sinistra un ciclista fasciato nella maglia della S.S. Lazio con tanto di aquila stilizzata. Per un lupacchiotto come me è una visione oltraggiosa; in un attimo lancio fiamme e fuoco dagli occhi e dalle narici e vorrei azzannargli le ruote. Ma oggi non posso perdere l’occasione di pedalare la Gran Fondo al fianco di Alessandro. Lascio andare il lazialotto consapevole che, comunque, sarà lui a guardarmi le spalle nel campionato di calcio e, comunque, lo andrò a cercare nella classifica finale scoprendo che è arrivato sei posizioni e tre minuti esatti prima di me.
    Ed eccomi a mulinare sui pedali al fianco di Alessandro e Maurizio, lungo il viale delle Industrie di Monza, assai temuto dal sottoscritto durante le uscite domenicali, mentre oggi spadroneggio insieme a tutti gli altri grazie alle strade chiuse per la manifestazione.
    Si spinge a tutta con il 53 e i primi 20 km li asfaltiamo, almeno per quelli che sono i miei standard, in 35’.
    Nel frattempo Alessandro e Maurizio discutono se fare o no il percorso lungo. Alla convinzione di Maurizio si contrappone la moderazione di Alessandro…vedremo.
    A Carate Brianza si lascia la SP e si devia per Agliate. Dalle ricognizioni effettuate a giugno (eh già…non toglietemi l’illusione di sentirmi un professionista come Froome) so che ci aspettano una dozzina di km traditori. Una serie di saliscendi che possono compromettere le forze per affrontare la salita a Colle Brianza da Dolzago.
    Si entra ad Agliate, si attraversa un ponticello stretto ed ecco la prima salitella. Si abbandona il 53 e tutt’intorno si odono le scalate su rapporti più agili. Sono insieme ad un gruppetto che ha una bella gamba, oggi me la sento bella e sciolta anch’io e salgo insieme a loro ad andatura sostenuta. Mi accorgo che non c’è più Alessandro dietro di me, poco male, tanto è con Maurizio e, magari, ci ritroveremo al primo ristoro. Invece, non mi fermerò a nessuno dei due ristori perché sono, comunque. 85 i km da affrontare, più o meno come nelle mie uscite domenicali. E, soprattutto, ho il timore di perdere il ritmo, tanto sono equipaggiato con le mie barrette e le mie borracce che mordicchio e sorseggio ogni 20 minuti.
    Mi ritrovo in solitudine nel lungo rettilineo Sirone-Dolzago e per non sprecare energie mi assesto sui 30 km/h nella speranza di agganciarmi ad un gruppetto di passaggio. In attesa che Babbo Natale mi regali un ciclo computer, l’unico mio riferimento è il dozzinale contachilometri/misuratore di velocità alloggiato sulla pipa.
    Puntuale mi passa accanto un trenino di partecipanti, fortunatamente a velocità accettabile, quattro allunghi di pedale e mi faccio trainare fino alla rotonda di Dolzago pronto ad ascendere i circa 5 km per arrivare a Piecastello. La tattica in salita è sempre la stessa: se trovo un gruppetto al pari delle mie possibilità mi aggancio, se mi ritrovo da solo salgo con cadenza costante, senza mai alzarmi sui pedali, imitando lo stile del Navarro Indurain, nel ciclismo moderno sfoggiato da Tom Doumulin.
    Mi sembra di andare forte, si sale a sfarfallìo, termine caro a Riccardo Magrini, chi arranca, chi pedala con regolarità, un ragazzo di colore sembra Nairo Quintana, si alza sui pedali, allunga e saluta tutti.
    Alla fine Strava mi dirà che sono salito in 18’ stabilendo il mio record personale, 4.537 nello storico, 2.285 in quella giornata, secondo tra coloro che seguo che, però, essendo iscritto da poco, sono soltanto sei persone.
    Parto per la discesa verso Santa Maria Hoe senza strafare anche perché la strada è aperta al traffico e davanti a me scende una macchina a velocità moderata, per fortuna, nel rispetto dell’incolumità dei ciclisti.
    Insieme a me, un possente concorrente, tipico fisico da passista, e, mentre controllo le traiettorie in discesa, devo decidere il da farsi. Percorso medio o percorso lungo? Il tempo per fare la scelta non è molto perché, a differenza di Alessandro, il bivio per il “Lungo” lo vedo a circa 300 mt di distanza, ben presidiato da un paio di pettorine arancioni.
    Sento nelle orecchie le parole del mio ciclista che in settimana mi aveva messo in guardia sui rischi che avrei corso nell’affrontare la salita fino a Giovenzana, se prima di allora non l’avessi mai fatta. Tosta e cattiva i due aggettivi coniati. Per colmare la curiosità andrò a farla il mercoledì successivo e, ancor oggi, ringrazio il Cielo per aver preso la decisione giusta.
    Eccolo il bivio!!! Vediamo cosa farà il passista davanti a me…tira dritto per il medio e allora, gli vado dietro. Dai Mauro, oggi sembra andare meglio delle altre volte, chissà che non otterrai una prestazione da incorniciare.
    A Olgiate Molgora imbocchiamo la Provinciale in direzione di Calco e qua ci ritroviamo di nuovo in mezzo al traffico che ci costringe ad assumere un atteggiamento più prudente. Per fortuna dopo qualche km ci si addentra nella Parco della Valle del Curone e si torna a pedalare liberamente. Il passista mi aiuta a superare diversi corridori che cominciano ad accusare i segni della fatica. Ma non dura tanto, il suo ritmo è talmente forsennato che, ben presto, mi fa “Ciaone”.
    Poco importa, ormai non manca molto all’arrivo e mi lascio raggiungere da un gruppetto insieme al quale percorrerò gli ultimi 15 km, alternandoci in testa a tirare…50 mt davanti a noi la moto della scorta tecnica, con le quattro frecce lampeggianti, che ci accompagnerà fino al traguardo. A 3 km dall’arrivo perdo il passo a causa di un atteggiamento estremamente prudente da parte mia, in una breve tratto di strada disseminato di buche, ottimamente segnalate dall’organizzazione. Rallentamento fatale per me, non ho più le forze per andare a prendere il gruppetto.
    Poco importa, vedo il cartello dell’ultimo Km e ai 400 mt finali infilo, a 40 km/h, il rettilineo transennato producendo un ultimo sforzo, anche perché alle mie calcagna incalza un concorrente agguerrito. Non c’è nessuno dietro le transenne ad assistere al passaggio dei corridori, ma credo che ognuno di noi in quel tratto si sia immedesimato nei velocisti più famosi come Sagan e Viviani e abbia percorso a tutta birra gli ultimi metri sentendo l’urlo virtuale della folla e togliendo le mani dal manubrio come ho fatto io.

    “Perché nel ciclismo non perde mai nessuno, tutti vincono nel loro piccolo, chi si migliora, chi ha scoperto di scalare una vetta in meno tempo dell’anno precedente, chi piange per essere arrivato in cima, chi ride per una battuta del suo compagno di allenamento, chi non è mai stanco, chi stringe i denti, chi non molla, chi non si perde d’animo, chi non si sente mai solo” (Marco Pantani)

    CONCLUSIONI
    Forse la partecipazione è stata inferiore alle attese, rispetto ai numeri realizzati nella prima edizione. L’augurio è che sia filato tutto per il verso giusto, e a me è sembrato che così si sia verificato, in modo tale che Milano possa avere, in futuro, una GF al pari di quelle con più ampia tradizione. Inizialmente mi aveva lasciato perplesso la scelta di partire da Sesto San Giovanni e stabilire l’arrivo a Villasanta. Invece, a conti fatti, si è rivelata una scelta azzeccata. Al mattino presto la carovana ha potuto attraversare in tutta tranquillità quelle strade che, dopo le 9, sono prese d’assalto dal popolo che, per ragioni più o meno valide, non rinunciano alla macchina neanche la domenica.
    Confermo, come Alessandro, che passando per gli incroci presidiati si sentivano le imprecazioni degli automobilisti, spiazzati per il disagio.
    Più che apprezzabile la segnalazione del percorso tramite cartelli ben visibili e ben posizionati, come anche dicasi per le indicazioni che riportavano la comitiva al Pasta Party.
    Ho avuto modo di constatare, poiché la riconsegna del chip si trovava proprio nei pressi dell’ingresso, come il Pasta Party fosse diverso rispetto a quelli tradizionali, tanto era invitante la presenza di personale in tenuta d’ordinanza. Ma stavolta, ho disertato il rito gastronomico irrinunciabile, non tanto per la qualità del cibo, bensì per l’ascolto dei commenti post gara in pieno clima “Grand Boucle”., tra una forchettata ed un bicchiere di vino.
    Questa volta era d’obbligo il rientro a casa per assaporare il Pasta Party preparato dalla moglie: Busiata trapanese con sugo alla norma, appendice delle vacanze in Sicilia.

    • Alessandro

      Mauro, grazie di cuore per il contributo. Hai perfettamente ragione, la simpatia è stata subito reciproca. Invece non è “reciproca” la cena: io avevo “sbracato”, tu, evidentemente, sei già molto più serio di me! Complimenti e continua così che vai forte.

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