Siamo nell’atrio dell’hotel, fuori è buio e fa freddo. Sarebbe ora di uscire, perché bisogna andare in griglia: anche se partiamo dalla griglia verde, quella degli ultimi, quella dei Lenti e Contenti, è ora, anzi a dirla tutta siamo anche un po’ in ritardo. Siamo seduti sui divani, ci guardiamo in faccia: ci sono Grimpeur e Relax, sono i leader del gruppo, hanno esperienza, io, esordiente, mi sono ripromesso di stare con loro finché ce la faccio e di seguirli in tutto e per tutto perché di sicuro non faranno errori. C’è Triplete, è un po’ il filosofo del gruppo, le sue sentenze sono perentorie, ma lui è il primo a non prendersi troppo sul serio. C’è Fanalino, fotografo e acrobata, riesce a scattare foto anche quando gli altri non si sognerebbero nemmeno di togliere le mani dal manubrio. C’è Kardio, sempre tacciato di doping, ma solo in ragione del suo lavoro. C’è Fred, che va molto forte ma preferisce aspettarci, perché si diverte di più con il gruppo. E poi ci sono Smilzo, Saetta, Big Jim, Sparkling, The Lord, la Dani, unica donna del gruppo, Cottur… ma nessuno prende l’iniziativa di uscire, perché fuori piove, piove forte.

Foto fuori dall'albergo Novecolli 2015

In griglia

Poi qualcuno ha l’idea risolutiva: usciamo a fare la foto di gruppo. Una volta fuori, è impensabile tornare nella calda e accogliente sala dell’hotel, e quindi ci avviamo, lentamente, verso la partenza. Sono 2 o 3 chilometri, ma per me sono stati forse i più difficili. Batto i denti per il freddo, sono già piuttosto bagnato e mi sto chiedendo se non ho fatto il passo più lungo della gamba, sopravvalutandomi clamorosamente. Poi arriviamo in griglia e il morale sale un po’. Sarà la presenza di così tanti ciclisti, bagnati come me, infreddoliti come me, emozionati come me. Sarà la speaker che urla che noi dell’ultima griglia siamo i suoi preferiti, perché siamo i “puri”, quelli che affrontano la Novecolli con lo spirito giusto, e io ho voglia di crederci. E poi, si parte, aprono una specie di cancello davanti a te e con le prime pedalate libero la mente, perché devo essere concentrato, pedalo in mezzo a un gruppo folto, ed è una delle prime volte nella mia vita, le strade sono bagnate e devo ricordarmi che 135 chilometri non li ho mai fatti. Servono mente fredda e tanta lucidità, me lo ero immaginato le scorse settimane e ora ne ho la conferma.

Pioggia in partenza Novecolli 2015

Finalmente la Novecolli: si parte!

In realtà la partenza è più facile di quanto mi aspettassi. Mi avevano detto che alla Novecolli si parte sparati, gente che ti passa da tutte le parti, ma oggi non è affatto così. Sarà il freddo, saranno le strade bagnate che consigliano prudenza a tutti, ma mi accorgo che io, che faccio sempre fatica in partenza e che sul passo sono tutto tranne che un drago, resto agevolmente in gruppo. Si comincia bene! Poi arriva il Polenta, prima salita di giornata, che è divisa in due parti, la prima che culmina nella cittadina di Bertinoro dove, per fortuna, c’è un punto di assistenza meccanica. Dico per fortuna perché nel frattempo mi si è rotta nuovamente la riparazione di fortuna fatta al cambio e ho la corona anteriore bloccata sul 50. Mi faccio prestare un cacciavite e provvedo da solo: mi va bene, da questo momento in poi tutto funzionerà al meglio. Intanto, però, ho perso le ruote di tutti i Lenti e Contenti, sono solo e ultimo dei miei. Faccio 25-30 chilometri senza compagni, ma in mezzo a tanti altri, combattuto tra la voglia di spingere per raggiungere le altre Tortugas e la consapevolezza che le energie consumate adesso non me le ritroverò alla fine. Ai piedi della seconda salita, però, c’è un punto di ristoro, ed è lì che trovo il mio gruppo. Non tutti naturalmente, ma quelli che vanno piano. I prossimi chilometri saranno un piacere, basterà stare attenti nelle discese e alle strade bagnate. Ma finalmente smette di piovere  e il sole di maggio comincia a scaldare. Via  mantelline e manicotti: saliamo a Pieve di Rivoschio e poi al Ciola. Amo le salite come il Ciola, non troppo lunghe (6 chilometri) e non troppo dure (pendenza media al 6,5% e punte non terribili). Ci si scalda, si sente la gamba “bella piena” e ci si illude di essere… scalatori!

Scollino il Barbotto

E ora sua maestà, il Barbotto

In fondo alla discesa ci ricompattiamo, giusto prima del Barbotto. Lo spauracchio lo affronteremo tutti insieme, almeno all’inizio. Mi piace il tratto prima di questa salita, entri in paese, Mercato Saraceno, ci sono  bar, tante persone, soprattutto anziani che guardano, applaudono, parlano… e poi, proprio prima della curva a sinistra che immette sul ponticello seguito dall’inizio vero e proprio della salita, ritrovo Glück. Poche settimane fa suo padre ha avuto un incidente e, oggi, lui sta pedalando con 4 gambe. Non è mai andato così forte Glück, ci aspetta quando vuole stare con noi ma si vede che “la gamba gli scappa”. Però è pur sempre Glück, non si sfugge a se stessi: nonostante quest’aura quasi mistica che lo circonda, riuscirà a farsi male al ginocchio; lo ricordo quasi in lacrime per il dolore, ma arriverà in fondo. E io? Io vado bene sul Barbotto, mi sento ancora tante energie, mi chiedo perché è considerato così terribile questo Barbotto. Certo, sono pendenze importanti, si fatica, ma nulla di così drammatico, ho visto molto di peggio. Poi, un tornante sulla destra e… all’improvviso l’inferno! Una fatica terribile, ogni pedalata uno sforzo al limite delle proprie capacità. Non è vero che l’ultimo chilometro di questa salita è al 18% come sostengono cartelli e organizzatori, ma quelle ultime poche centinaia di metri bastano e avanzano. Si vede di tutto in questo ultimissimo strappo, gente a piedi, gente che si è tolta le scarpe, gente che sale a zig-zag. Quando passi lo striscione è come se ti avessero scaricato dalle spalle uno zaino di 50 chili. Ma poi ci sono i compagni che ti aspettano, che ti danno il cinque, le foto, i festeggiamenti, perché quando arrivi su ce l’hai fatta. Il resto è facile.

Striscione Novecolli 2015

L’arrivo

Ma c’è ancora da faticare. L’ultimo pezzo non è solo discesa e pianura, fra dentelli, strappetti, vento contrario che arriva dal mare e qualche maledetto cavalcavia, devi ancora fare tanto male alle tue cosce, ai tuoi polpacci. Noi cerchiamo di stare uniti, l’obiettivo è arrivare sulla linea del traguardo il più possibile insieme. Ma, fatalmente, fra crisi di stanchezza, il casino determinato dal ricongiungimento con quelli che hanno fatto il percorso lungo, le strade strette del finale, ci si perde. Arriviamo solo in 5 insieme, qualcun altro è già arrivato, altri arriveranno. Ci facciamo i compimenti ci diciamo che siamo stati bravi. Certo, il tempo è quello che è, fuori tempo massimo. Se non ci fossimo fermati mille volte ad aspettarci saremmo arrivati ben prima. Ma non è questo che ci importa, non era questo il nostro obiettivo. Volevamo vivere, il più possibile insieme, una emozione diversa, volevamo metterci alla prova, volevamo stare fra di noi e in mezzo agli altri. E io? Per certi aspetti sono incredulo, ho raggiunto un obiettivo per il quale avevo lavorato tanto ma che, in fondo all’anima, pensavo fosse più grande di me, che pochi mesi fa non immaginavo nemmeno di poter concepire. E ho imparato tante cose: l’importanza della testa, della concentrazione; l’aiuto morale del gruppo; l’aiuto che anche io posso dare agli altri. Se c’è una cosa che voglio dire, a te che la domenica ti fai i tuoi 90-100 chilometri in bicicletta, questa è: fai un granfondo, almeno una volta nella vita. Mettiti in gioco, provala, E portati la tua famiglia: non c’è nulla di più bello di incontrarli all’arrivo e ricevere il loro abbraccio.

O no? Qual è stata la tua più grande emozione quando hai fatto la tua prima granfondo? Raccontalo lasciando un tuo commento qua sotto.