“Ora svolteranno a destra e comincerà la salita…”. Quante volte ho sentito questa frase da Davide Cassani o Silvio Martinello durante una corsa. Per i professionisti è un evento che capita centinaia di volte nel corso della carriera, eppure credo che nemmeno loro restino indifferenti, per il semplice fatto che spesso le corse o i grandi giri si decidono proprio lì, in salita. Ma anche per noi granfondisti la salita fa la differenza, almeno per quelli che non sono dei fenomeni. Perché spesso è la salita che ti fa decidere quale Granfondo puoi fare (“questa no, è troppo dura”), o almeno quale percorso affronterai (“faccio il medio, nel lungo c’è il Giau che è troppo per me”). Se sei un granfondista, la salita la puoi amare e farai le Granfondo più dure in calendario, la Sportful o la Maratona dles Dolomites, giusto per citarne due. Puoi odiarla, e cercherai i percorsi più piatti possibili. Puoi tollerarla, e allora cercherai di arrivare in cima a eventuali ascese nel modo più indolore possibile, ma la tua scelta sarà dettata da altri fattori: dove vanno i tuoi amici, dove sei vicino a casa, dove c’è il tuo campione preferito.

Ma per quale motivo al mondo si dovrebbero amare le salite? In fondo sono l’ostacolo più grosso in bici, è la strada che si impenna verso l’alto che ti fa fare ancor più fatica. Perché dovresti cercarla? A scanso di equivoci, lo dico subito: io amo le salite: come ho già detto, per me sono l’essenza della bici. Già da ragazzino, io sul calendario non mettevo un circoletto rosso alla data di inizio e di fine del Giro d’Italia, ma ai giorni in cui c’erano i tapponi. È quindi logico che adesso mi piaccia farle in bici. Masochismo puro? Ma no, pensaci bene, la salita ha i suoi vantaggi!

La sfida

La salita ti spinge, quasi ti obbliga, a misurare i tuoi limiti. È una sfida, e come tutte le sfide è emozionante. Prima di partire puoi porti degli obiettivi, come scollinare entro un certo tempo o semplicemente arrivare in cima senza aver esaurito tutte le forze: in questo modo sarà ancora più stimolante. Ma puoi semplicemente partire e goderti panorama e silenzio (traffico permettendo). In ogni caso, in cima la soddisfazione sarà grande e lo testimonierà la tradizionale foto sotto al cartello del passo.

In vetta al Croce Domini

In vetta al Croce Domini

Io penso che l’emozione di affrontare lo Stelvio, il Mortirolo o l’Izoard in bici, sia più o meno la stessa che prova l’alpinista che si cimenta su una parete dell’Everest o, più banalmente, sul Cervinia. Fatte le debite proporzioni, è ovvio, visto che noi granfondisti non rischiamo la pelle. Ma il senso di conquista deve essere lo stesso: mi sono proposto un obiettivo, per me difficile. Mi sono preparato, fisicamente e mentalmente, per raggiungerlo. Sono partito, c’ho provato e ce l’ho fatta. Ragazzi, sono soddisfazioni!

Il confronto con i professionisti

Io sono di Milano, ma quante possibilità ho di giocare a San Siro? O di correre in pista all’Arena? Nessuna, non potrò mai confrontarmi sul loro stesso terreno con i campioni del calcio o dell’atletica. Però la prima volta che ho scalato il Ghisallo avevo ben presente che l’anno prima Paolo Bettini aveva vinto il giro di Lombardia percorrendo lo stesso tratto in 20 minuti. Io ho impiegato un’ora. Vuol dire che Bettini è tre volte più forte di me? Ovviamente no, Bettini è talmente più forte di me che il confronto è improponibile. Ciononostante, la bici e la strada consentono di proporlo lo stesso, anche se con risultati per me umilianti. Ed è divertente sapere che stai percorrendo gli stessi tratti di strada che hai visto percorrere in televisione dai campioni.

L’allenamento

Paolo Savoldelli dice che l’unico modo di migliorare in salita è fare le salite. Di sicuro di bici un po’ ne capisce (non si vincono 2 giri d’Italia per caso), però dimentica di dire che pedalare in salita aiuta a migliorare su tutti i terreni. Quando la strada sale, obbliga a sviluppare più potenza e allenarsi a quei livelli significa abituare l’organismo a sforzi che portano poi ad andare più forte (o più lontano, o per più tempo) su tutti i terreni. Un altro buon motivo, mi pare, per fare salite.

I panorami delle nostre montagne

I panorami delle nostre montagne

Il panorama

Pedalare in salita può, spesso e volentieri, portarti in montagna e con le montagne che abbiamo noi, in tutto l’arco alpino e nell’Appennino, significa godere di panorami meravigliosi. Quando ho cominciato ad andare in bici, anche le salite più leggere significavano che, dopo poche centinaia di metri, ero già al limite. Ora, con un po’ di allenamento in più, riesco a salire senza essere sempre fuori giri e posso quindi gustarmi qualche dettaglio in più. Ci sono montagne poco frequentate che ti avvolgono con il loro silenzio e con i loro panorami, ma te ne accorgi solo quando sei in bici, non certo in auto o in moto. E la velocità, bassissima, ti aiuta a cogliere i particolari, piante, animali e scorci.

La soddisfazione in cima

Quando arrivi in cima, magari al cartello del passo, sai di aver fatto qualcosa. Può non essere qualcosa di grande in senso assoluto, anzi di certo non lo è. Ma è qualcosa di grande per te: ti sei provato contro i tuoi limiti e sei riuscito a superarli, in un certo senso hai vinto. Per me, la soddisfazione è ancora più grande se hai affrontato la salita con gli amici: ci saranno quelli più forti di te ad aspettarti in cima, e quelli che arrivano dopo di te che avranno bisogno del tuo incoraggiamento. È un altro momento nel quale ci si sente parte di una squadra.

E tu? Per quali motivi ami (o detesti) la salita? Lascia un commento per farci conoscere la tua opinione.