È da quando seguo il ciclismo che sento parlare di quanto sia importante la scelta dei rapporti. Se se ne parla così tanto è per un ottimo motivo: usare i rapporti giusti può essere fondamentale per non appesantire la gamba e consentire di finire una granfondo o un allenamento in buone condizioni. O, nei casi estremi, di finirli e basta, senza essere costretti al ritiro per esaurimento delle forze o per crampi. Da diversi anni ormai si possono montare fino a 3 corone anteriori e 10-11 pignoni posteriori, il che rende più probabile trovare la soluzione adatta a se stessi, ma non sempre è facile orientarsi nella scelta, soprattutto quando non ci si conosce ancora a fondo.
Corona Compact Ultegra

La corona anteriore

Con la diffusione delle mountain bike, anche sulle bici da corsa si era sviluppata la tendenza a montare la tripla corona anteriore. Erano frequenti combinazioni come 52/42/32 (i numeri dei denti che compongono la corona), che avevano il pregio di adattarsi a qualsiasi tipo di terreno, comprese le salite con pendenze estreme, grazie alla presenza della corona da 32 denti. Esiste poi l’alternativa tradizionale, la doppia corona con il 53 (o 52 o 54) e 39 (ormai raramente 42). Questa è l’opzione scelta dai professionisti nella maggior parte dei casi, o comunque su percorsi privi di salite estreme. Ma se stiamo parlando di granfondisti medi, o addirittura scarsi, da più di dieci anni esiste una soluzione basata su due sole corone, ma decisamente più morbida. La corona grande, “da pianura”, ha 50 denti e quella piccola, “da salita”, ne ha 34 o 36. È la cosiddetta compact. Io ho adottato questa soluzione da ormai 3 anni e mezzo e posso solo parlarne bene. In pianura il 53, per me, era troppo duro. Mi trovo molto molto meglio con il 50. Lo svantaggio potrebbe essere nelle discese ma, per le mie esigenze, il 50×11 è assolutamente adeguato: è comunque un rapporto da quasi 9 metri e mezzo! Il 34 mi ha permesso di arrivare in cima a salite che, con il “tradizionale” 39, mi avrebbero sicuramente spaccato le gambe. Inoltre, per un pedalatore come me, che non fa certo della potenza il suo punto di forza, va bene anche nelle fasi iniziali e finali di un’uscita, quando si tratta, rispettivamente, di scaldare i muscoli e di scioglierli un po’. Anzi, io suggerisco assolutamente il 34 e non il 36, almeno se si vogliono affrontare un po’ di scalate impegnative. Il 36 è una soluzione intermedia che non mi sembra dare nulla in più di un 34, anzi può solo andare a togliere un po’ di agilità. Naturalmente mi riferisco a granfondisti con le mie caratteristiche fisiche (peso 68 chilogrammi) e capacità simili.
Pacco pignoni scala 11-32

Il pacco pignoni

Sulle bici da corsa più o meno recenti, si montano pacchi pignoni composti da 10 o 11 rapporti. La scala più diffusa va dall’11 al 28, ossia il pignone più piccolo ha 11 denti e quello più grande, da usare sulle salite più dure, ne ha 28. Quest’anno però ho optato per una scelta estrema, ossia la scala che va dall’11 al 32. È ovviamente una scala adatta alle salite e non a caso, quest’anno ho in animo qualche salita più del solito. Il 32 come ultimo rapporto, poi, non consente solo di fare più salite, ma anche di affrontare pendenze più impegnative. Una delle mie scalate preferite è quella al Passo della Presolana. Dal lato della Valle di Scalve ci sono circa 3 chilometri nei quali la pendenza non scende mai al di sotto del 10%, con punte al 14 almeno (c’è chi parla del 16%, ma sono le solite esagerazioni di noi ciclisti!). Sono sicuro, dopo avere affrontato più volte questa erta, che il 32 mi farà comodo. È altrettanto chiaro che, se avete in mente di fare solo o comunque prevalentemente salite relativamente “dolci”, diciamo con pendenza al di sotto del 10%, non vale la pena di adottare questo pacco pignoni. Ne parlavo con DJ Falco, che è uno dei Lenti e Contenti tecnicamente più preparati, il quale mi diceva che non rinuncerebbe mai a un rapporto da pianura, credo facesse riferimento al pignone da 15, perché il 16 gli risulta troppo agile. Dal suo punto di vista ha certamente ragione, ma noi abbiamo sicuramente fisici molto diversi e lui è parecchio più potente di me; normale, quindi, che spinga rapporti più duri. Io comunque ho naturalmente conservato il mio vecchio pacco pignoni e, se non mi trovassi a mio agio con quello nuovo, impiegherei davvero poco ad andare dal meccanico e rimettere in atto la soluzione vecchia.
Gruppetto di spalle sullo Stelvio

Ma quale rapporto spingo?

Stabilito cosa monto sulla mia bici, si tratta di scegliere con che rapporto pedalare. È scontato dire che le variabili che influenzano questa scelta sono tantissime, prime fra tutte la pendenza della strada e la condizione di forma. Partiamo dall’analisi di una situazione di pedalata in pianura, in assenza di vento. Per me il fattore decisivo è la cadenza di pedalata: io voglio spingere un rapporto che mi consenta di far girare le gambe intorno alle 90 pedalate per minuto. Quindi il rapporto lo scelgo guardando il mio ciclocomputer. In linea di massima, usando la compact, sarà un 50×14-17, a seconda della forma e di quali rapporti avete sulla ruota libera. In salita consigliano tutti di cercare di far girare le gambe almeno 70-75 volte al minuto. Onestamente, non discuto la bontà del suggerimento, ma la possibilità di attuarlo! 75 pedalate in salita sono davvero tante e, per riuscirci, spesso sono costretto a usare rapporti davvero molto agili, con i quali non si “fa velocità”. Ricordiamoci anche che frequenze di pedalata alte permettono sì di “salvare la gamba”, ma sono impegnative, e quindi stancanti, per l’apparato cardiocircolatorio. Morale, sulle salite brevi uso il rapporto più duro fra quelli che mi consentono di spingere senza dover “stracciare” la gamba a ogni pedalata, sulle salite lunghe, diciamo quelle che superano i 12-13 chilometri, uso sempre un rapporto agile proprio perché prevale la necessità di non appesantire esageratamente la gamba. Inoltre, quando mi alzo sui pedali, tendo sempre a “buttare giù un rapporto”, cioè a passare al rapporto più duro, perché stando in piedi si riesce a sviluppare più potenza, salvo tornare al rapporto precedente quando mi risiedo sulla sella. Infine, la discesa: qui tendo a usare sempre il rapporto più lungo, l’11 o al massimo il 12. Il mio obiettivo non è quello di spingere a fondo, quanto piuttosto quello di mantenere l’equilibrio della bici. Un rapporto troppo leggero può portare a sbilanciarsi.
Tu quali rapporti hai scelto per la tua bici?