La visita medico sportiva per il ciclismo è uno dei primi passi che deve compiere chi vuole partecipare a una granfondo. Al termine della visita, viene rilasciata una certificazione che abilita alla pratica agonistica per un anno. Da anni, io vado al Centro Ambrosiano di Medicina dello Sport, dove mi visita regolarmente il dott. Liistro. Gli ho fatto un po’ di domande e ne è venuta fuori una breve intervista, nel corso della quale abbiamo parlato anche di salute e di buone pratiche per il ciclismo. Credo che possa essere utile per tutti, e quindi ti suggerisco di andare avanti a leggere.

La mia frequenza cardiaca

Se utilizziamo i criteri “soliti”, la mia frequenza cardiaca massima dovrebbe essere 220 – 55 (la mia età), quindi circa 165. C’è però un problema: al massimo dello sforzo, il mio cuore sfiora le 200 pulsazioni. Davvero tante. La seconda volta che l’ho visto, ne ho parlato con il dott. Liistro. E lui mi ha risposto più o meno così: con lo step test – poi ti spiego cos’è! – tu arrivi solo a un certo punto e io posso dirti che fino a quel punto è tutto OK. Ma dopo non lo so. Se vogliamo toglierci il dubbio, devi fare un paio di esami in ambulatorio, oltre al test massimale al cicloergometro. Esami fatti, torno dal dott., facciamo il cicloergometro, tutto a posto. Da allora, te lo garantisco, sono molto più sereno. Morale: sempre ascoltare le indicazioni del medico sportivo (almeno di quelli bravi!). Però, siccome sono un tipo curioso, mi sono anche fatto spiegare il perché del test massimale al cicloergometro, visto che io avevo fatto solo lo step test.

Lo step test

La normativa vigente prevede che nel corso della visita si affronti l’Harvard Step Test, modificato da Montoye. «Si tratta – mi spiega il dottore – di salire e scendere per 3 minuti da uno scalino di 30, 40 o 50 centimetri di altezza, a seconda di età, sesso e altezza del paziente, al ritmo di 120 battute al minuto, in sostanza 90 salite e discese. Nel corso del test è di fondamentale importanza che l’atleta sia collegato con il sistema di registrazione elettrocardiografica e costantemente monitorato in diretta. Non è sufficiente che la registrazione del tracciato venga effettuata a riposo e dopo lo sforzo, ma non durante. Il problema è che un test del genere può essere sottodimensionato». In poche parole, un atleta allenato non arriva a compiere uno sforzo “importante” con un test relativamente poco impegnativo come questo. Io, che sono un modestissimo ciclista, arrivo intorno a 160-165 bpm. Ma, come ti ho detto, al massimo dello sforzo vado molto oltre, 30-35 pulsazioni in più. «È proprio quello che ti succede in quella “zona d’ombra” che deve essere analizzato» mi dice, e questo è ciò che abbiamo fatto.

Il test al cicloergometro

Quindi, lo step test non è un esercizio estremo. «Noi avremmo totalmente misconosciuto gli eventi ischemici che potevano essere indotti con un esercizio estremo, a frequenze superiori a quelle ottenibili con lo step test – prosegue il mio interlocutore –. In un ambiente di medicina dello sport, bisognerebbe invece riuscire a fare prove massimali per riprodurre il massimo della fatica, tale e quale quella che si fa in gara». Insomma, se vuoi essere veramente sicuro (o meglio, relativamente sicuro) è necessaria la prova massimale che «si interrompe per reale esaurimento muscolare, o insorgenza di sintomi o comparsa di segni elettrocardiografici o valori pressori non congrui». Sul cicloergometro funziona così: sali, cominci a pedalare con calma e poi, in base al protocollo utilizzato, la resistenza viene aumentata ciclicamente. Nel mio caso, poiché dovevo mantenere la stessa cadenza di pedalata, aumentavo il vattaggio di 50W ogni 2 minuti, fino a quando ho retto, ossia la mia frequenza cardiaca è arrivata al massimo punto sostenibile. E ti assicuro che ero veramente esausto!

Attrezzatura centro medico Ambrosiano

La spirometria

Un secondo, importante, test è la spirometria. Misura la quantità di aria inspirata ed espirata, in particolare, quindi, il volume di aria che possono contenere i polmoni e la velocità con cui viene “emesso” questo volume d’aria in espirazione forzata. Un parametro di particolare importanza è la quantità di aria espirata nel primo secondo, che deve essere superiore al 75% della capacità polmonare. Tutti questi parametri vengono poi confrontati dalla macchina con quelli specifici dell’atleta, età, genere, etnia e altezza, e viene istantaneamente fornita una valutazione di conformità rispetto a un soggetto normale. Lo strumento è ormai così sofisticato che rileva difformità anche lievi, per esempio in bambini allergici al polline o in forti fumatori.

Oltre i test

Ma, al di là dei test, a cosa dobbiamo stare attenti noi ciclisti per preservare la nostra salute, e cosa possiamo fare, tra una visita e l’altra? «Dopo i 35 anni la cardiopatia ischemica comincia ad avere un’incidenza importante. Si manifesta con dolori retrosternali o irradiandosi al braccio sinistro o alla schiena. Quando si manifestano questi sintomi è opportuno un accertamento cardiologico». E però, aggiunge il dottor Liistro: «In quasi 40 anni di professione, non ho mai sentito pazienti riscontrati poi cardiopatici ischemici che lamentassero dolori. Mi sono capitate invece persone che lamentassero un senso di malessere, in assenza di dolore, e che mi dicessero di non riuscire a raggiungere i consueti livelli prestazionali». Anche questo deve essere un campanello di allarme, quindi.

E infatti, il buon senso di ciascuno resta il primo strumento di difesa. «Il massimo della capacità prestative del maschio si raggiunge intorno ai 30 anni, salvo eccezioni. Dai 35 in su aumenta l’incidenza delle malattie cardiopatiche, tanto più quanto più si chiede lavoro al cuore. Poi naturalmente è importante il soggetto: diverso è il caso di chi ha sempre fatto attività regolare, rispetto a chi comincia a farla a 40 anni. Ovviamente, questo non significa che non bisogna fare sport, ma che bisogna valutare qual è il livello di prestazione che vado a chiedere al mio apparato cardiocircolatorio: l’attività motoria è indicata, ma quella agonistica è un’altra cosa». E quindi? «Quindi al ciclista dici: fai 50 km, non 150, e magari falli in pianura e non in salita. E poi perdi peso, perché i fattori di rischio restano sempre quelli: l’età, i soggetti sedentari, sovrappeso, fumatori, ipertesi, questi sono a rischio. È un rischio che non gli toglie nessuno, ma che si può diminuire con un esercizio progressivo, finalizzato a valorizzare l’apparato cardiocircolatorio e non a stressarlo». E poi? E poi, chiosa Liistro, «oltre un certo limite, siamo nelle meni dei santi, la certezza assoluta di stare bene non te la può dare nessuno».

Riassumendo…

  1. Fai la visita per il rilascio dell’abilitazione alla pratica agonistica presso un centro di cui ti fidi.
  2. Segui le indicazioni del medico, se ti dice di fare il test al cicloergometro massimale anziché il semplice step test c’è un motivo, anche se costa un po’ di più.
  3. E, sempre a proposito di indicazioni del medico: se te li consiglia, fai l’Ecocardiocolor-Doppler per la valutazione morfologica del cuore, della corretta tenuta valvolare e degli spessori di setto e pareti e della cinesi, ovvero del movimento dei vari distretti; anche gli esami ematologici con assetto lipidico e glicemico sarebbero da controllare periodicamente .
  4. Non esagerare mai, impara a conoscere il tuo fisico e a non stressarlo troppo.
  5. Infine (e questo lo dico io, non il dott.!) in bici divertiti, è per questo che ci andiamo no?
Il dott. Paolo Liistro, Centro Ambrosiano di Medicina dello Sport di Milano
Il dott. Paolo Liistro è Medico Chirurgo Specialista in Medicina dello Sport, Specialista in Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese. Si è laureato presso UniMi nel 1980 con la tesi “Lesioni osteo-tendinee da sovraccarico in sportivi” e si è specializzato in Medicina dello Sport presso UniMi con la tesi “Endorfine nell’esercizio muscolare aerobico ed anaerobico”. Il suo campo di interesse è diagnostica e valutazione cardiologica nello sportivo e nel cardio-paziente, nutrizione, prevenzione e cura delle malattie con metodi naturali (alimentazione, esercizio fisico ed agopuntura). È titolare e socio fondatore del Centro Ambrosiano di Medicina dello Sport di Milano.

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