Strada che sale
Racconti

Le mie salite preferite

Gambe che bruciano, respiro affannoso: è la salita bello mio. E sì, io sono da sempre convinto che la salita sia il sale del ciclismo, ma questo non significa che siano tutte uguali o che ogni salita mi piaccia. Ci sono cime che è bello raggiungere perché fanno parte della storia del ciclismo, altre sulle quali si sale con emozione per motivi più personali. Le mie preferite sono quelle che leggerai tra poco, nessuna durissima, tipo Mortirolo per intenderci, ma tutte, per me, rappresentano qualcosa di particolare.

Il Ghisallo da Bellagio

Questa salite è nelle primissime pagine di qualsiasi storia del ciclismo. Risolutiva ai tempi di Bartali e Coppi, ora magari meno, ma non per questo ha perso il suo alone di leggenda, e infatti salire sul Ghisallo è sempre un’emozione vera e propria. La prima volta ho impiegato quasi un’ora, mentre Bettini, pochi mesi prima, aveva vinto il Lombardia scalando il Ghisallo in 20 minuti circa, cioè 3 volte più forte di me: ho trovato il confronto un po’ impietoso, per il sottoscritto naturalmente. Comunque, non giriamo attorno alle cose. Per qualsiasi amatore, tranne forse i più evoluti, il Ghisallo è una brutta bestia da domare. Partendo da Bellagio, viene tradizionalmente divisa in due parti. La prima, che io faccio partire da una piccola rotonda all’altezza della frazione di Visgnola, è davvero tosta, sono quasi 4 chilometri di salita dura, cattiva, con impennate oltre il 10% ma che, comunque, non molla mai. A me piace questo tratto, perché comprende un po’ di tutto, piccoli muri in mezzo a case e  tornanti in mezzo al verde. Quando arrivi a Guello, sai che hai 3 chilometri di respiro, prima che la salita torni a incattivirsi per l’ultimo chilometro e mezzo circa. Il premio del Ghisallo però è in cima, ma non come succede in vetta a qualsiasi ascesa. Agli appassionati la vetta offre il santuario, al cui interno si possono ammirare bici e magliette d’epoca, donate da campioni di tutte le epoche. Ma, ancor di più, il premio è il museo del Ghisallo. L’ho visitato una volta sola e credo di aver trascorso quasi tutta la visita a bocca aperta. In più, prati, monumenti ai grandi del ciclismo e una splendida vista, ed è facile capire perché ripartire dalla vetta è ancor più difficile che arrivarci.
Gruppo al Santuario della Madonna del Ghisallo

Gruppo al Santuario della Madonna del Ghisallo. Da notare che qualcuno ha “profanato” la testa di Alfredo Binda!

La Colma di Sormano

Spesso si scala subito dopo il Ghisallo, scendendo ad Asso e poi girando a destra. È una salita di quelle che piacciono a me, abbastanza lunghetta – dal bivio di Asso sono circa 9,5 chilometri – ma abbastanza regolare. A meno che… a meno che, a 5 chilometri dalla vetta, uno non “sbagli strada” e imbuchi il muro di Sormano.  Ad arrivare in cima è molto più breve, si accorcia di quasi 3 chilometri, ma le pendenze sono da muli, non da ciclisti. Io non l’ho mai fatto, ma quest’anno ho montato il 32 dietro e… staremo a vedere! Noi Lenti e Contenti spesso lasciamo le macchine in un paesino che si chiama Blevio e da lì iniziamo il nostro giro passando da Bellagio, dove è d’obbligo la sosta per il caffè, salendo al Ghisallo, poi giù ad Asso, su alla Colma e poi si torna alle macchine. Questa salita quindi è legata ad alcuni dei ricordi più belli con il mio gruppo, e anche delle fatiche più improbe, quando si sale a tutta. In cima, spesso la pausa ristoratrice è accompagnata da spaghetti al pomodoro – o anche da qualcosa di più sostanzioso per i coraggiosi – alla Baita che si trova proprio in vetta. Solo un suggerimento: portatevi una mantellina perché è raro che non ci sia vento, essendo una cima molto aperta. Esiste anche un secondo versante, quello che sale da Nesso. L’ho fatto una volta sola, ricordo 13 chilometri di sofferenza pura. Dopo una decina, al Piano del Tivano, la strada spiana e ho pensato di avercela fatta. Illuso! Mi aspettava ancora un chilometro e mezzo di dolore. Hai presente quando si dice: “ho visto la Madonna”? Io l’avevo già vista: nei primi chilometri c’è una statuetta in una piccola grotta, ma l’ho rivista negli ultimi metri e senza bisogno di nessuna statuetta!

In cima alla Colma di Sormano

Il Colle Brianza

La salvezza di noi milanesi, quando devi far salite il Colle Brianza e i suoi dintorni (Lissolo, Monticello, Sirtori) sono forse la meta più comoda. A Colle Brianza si può salire da parecchi versanti differenti. Il versante di Santa Maria Hoè è quello che io uso per fare i miei test sulla frequenza cardiaca, partendo dal monumento agli alpini. È decisamente più impegnativo il versante che sale da Castello di Brianza, ma, anche qui, parliamo di distanze e pendenze abbordabili per qualsiasi gamba. Il punto d’arrivo è su una rotonda nella frazione di Nava, ma, da qui, partono altre strade con pendenze più impegnative. A me piace salire a Ravellino, dove si trova un vecchio lavatoio, fresco e ideale in estate quando il caldo impazza, e con una fontanella per riempire la borraccia.

Passo Pordoi

Sono salito al Pordoi solo due volte e sempre in occasione del Sella Ronda Bike Day. La prima volta dal bivio lungo la discesa del Sella, la seconda da Campitello di Fassa dove avevamo lasciato le macchine. È una salita regolare, senza pendenze importanti e su strade ampie, ma soprattutto in un ambiente naturale veramente favoloso: l’ultima volta abbiamo visto le marmotte che, allarmate dall’invasione di ciclisti, si chiamavano con il caratteristico fischio. Per dirla con le parole del mio amico Alberto, che è un eccellente scalatore, il Pordoi è la salita al mondo con il miglior rapporto tra fatica (relativamente poca) e soddisfazione (il panorama è letteralmente incredibile, oltre al fatto che sai di percorrere strade sulle quali hanno pedalato i più grandi del ciclismo mondiale di ogni epoca).

Grimpeur e io in cima al Pordoi

Passo della Presolana

È la prima salita di un certo impegno che abbia fatto nella mia vita e da allora la uso per misurare il mio stato di forma. La trovo perfetta perché non è troppo lunga (11 km) né troppo dura: la pendenza media è intorno al 6%, anche se aumenta un po’ negli ultimi 4-5 chilometri. Prendo il tempo a partire dall’incrocio fra la strada provinciale e il bivio per Songavazzo e, naturalmente, ho tutti i miei riferimenti per capire come sto andando, con i tempi intermedi e simili diversivi. È proprio questo l’aspetto negativo: dal 2011 non sono più riuscito a ripetere i miei tempi migliori, segno forse di un sensibile e irreversibile declino fisico. Di conseguenza, è almeno un paio di anni che evito questa salita. Codardia pura, insomma! Il versante opposto della Presolana sale dalla Valle di Scalve e ha caratteristiche molto diverse. È molto più breve, 8 chilometri, ma con tratti veramente tosti, in particolare c’è un tunnel paravalanghe dove iniziano 3 chilometri nei quali la pendenza non scende mai sotto il 10%: spaccagambe.

Ecco, queste sono le mie 5 salite preferite, in nessun ordine particolare.

Tu hai mai percorso queste salite e come le hai trovate?

Vuoi raccontarci, commentando qua sotto, quali sono invece le tue salite preferite?

Mi chiamo Alessandro, sono nato nel '64 e vivo a Milano. Amo il ciclismo da sempre e da un po' di anni ho ricominciato ad andare in bici con regolarità. Da 3 anni faccio parte dei Lenti e Contenti, una squadra la cui filosofia è tutta nel nome. Vi racconto le mie uscite in bici, le mie granfondo e cerco di darvi consigli utili, basandomi sulla mia esperienza più che sulla teoria.

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