L'Eroica e le sue sorelle | La Mia Prima Granfondo
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L’Eroica e le sue sorelle

Le bici? Più vecchie sono, meglio sono. Le divise? Vecchie anche loro. Sono vecchie anche le strade, il più possibile polverose. È l’Eroica, baby, la più nota fra tutte le manifestazioni che si fanno ricadere sotto l’etichetta delle ciclostoriche. Qui non conta arrivare primi, anzi molti sostengono che sia meglio arrivare il più tardi possibile, per assaporare più a lungo il clima di festa e, perché no, i panorami e i ristori.

Cosa serve per partecipare a una ciclostorica

Manca poco alla Eroica 2018, in programma, come sempre, la prima domenica di ottobre e, sicuramente, gli iscritti si saranno già dotati di tutto il necessario. E in cosa consiste “il necessario”? Innanzitutto in una bici d’epoca, che, secondo il regolamento, deve essere di almeno 30 anni fa, con fili dei freni esterni al nastro del manubrio, manettini del cambio sul tubo obliquo e pedali rigorosamente con gabbiette e cinghietti fermapiedi. Anche sull’abbigliamento ci sono norme precise, ma gli organizzatori sono un po’ meno fiscali nel chiederne il rispetto. In ogni caso, il concetto è che debba tendenzialmente risalire allo stesso periodo della propria bicicletta. È forse in questo settore che si sbizzarriscono maggiormente gli Eroici, dando fondo a tutta la loro fantasia. C’è chi ha acquistato una maglia di lana d’epoca e poi se l’è fatta personalizzare con un logo disegnato sulla base di vecchie foto, ma c’è anche chi ricorre al florido (e costoso!) mercato del vintage, con capi rifatti sulla base degli originali d’epoca. Unico “pezzo” moderno accettato, anzi consigliato, è il casco: la sicurezza viene prima della fedeltà nella ricostruzione storica! Occorre precisare che, dettaglio più, dettaglio meno, il regolamento dell’Eroica è valido per tutte le ciclostoriche.

Fly e Oxigen con le loro bici d'epoca
Fly e Oxygen con le loro bici d’epoca

Quali sono le difficoltà

Ogni ciclostorica offre più percorsi e, se deciderai di fare almeno un tentativo, probabilmente ne troverai uno adatto alle tue capacità. È chiaro che sarà comunque necessario allenarsi almeno un po’ con la bici nuova – scusa, vecchia! – per adattarsi alle sue particolari necessità. La prima, è la capacità di infilare i piedi nelle gabbiette a ogni ripartenza. Chi ha le scarpe con le apposite tacchette farà più fatica, anche se poi sarà ricompensato da una presa più sicura sul pedale. Il secondo aspetto è il cambio: noi siamo abituati a cambiare rapporto senza togliere le mani dal manubrio, ma i manettini del cambio sul tubo obliquo obbligano a farlo e anche per diversi secondi perché, dopo aver cambiato è spesso necessario cercare la regolazione di precisione per evitare che la catena salti sul pignone. E che dire dei rapporti? Dimenticati la nostra comoda compact, davanti spesso avrai un 42 come moltiplica piccola e il pignone più grosso potrebbe essere solo un 23. Oltretutto, spesso è impossibile alzarsi in piedi sui pedali perché la bici slitta sullo sterrato. Anche le discese sono un problema per chi le ha provate solo sull’asfalto. Infine, serve un minimo di capacità “meccanica” perché le rotture sono frequenti e le forature addirittura all’ordine del giorno: qui non basta certo partire con una sola camera d’aria di ricambio come si fa alle tradizionali granfondo. È chiaro, poi, che chi sceglie di affrontare i percorsi più lunghi, come quello di 209 chilometri dell’Eroica, deve avere la preparazione e l’attitudine a rimanere tante ore in sella, oltre alle… luci! Perché probabilmente tornerà a Gaiole in Chianti quando è già buio da un pezzo.

Lo spirito

Chi partecipa a una ciclostorica non lo fa per battere gli avversari o per arrivare primo. In effetti, non sarebbe nemmeno possibile “vincere”, perché non esistono classifiche, al massimo l’elenco dei partecipanti arrivati al traguardo con l’indicazione del percorso affrontato, ma in rigoroso ordine alfabetico. L’obiettivo di chi partecipa a queste manifestazioni è, semplicemente, condividere la strada con chi ha la stessa passione. Ecco perché ai ristori si tira tardi, ci si ferma ad aiutare gli altri e, in linea generale, c’è un clima estremamente rilassato. C’è anche chi partecipa per sfoggiare bici e abbigliamento d’antan: sembra un paradosso, lo so, in un’epoca nella quale tutto deve essere all’ultima moda, ma è solo l’ennesima dimostrazione di come questo sia un mondo alla rovescia.

Le altre ciclostoriche

Eroica a parte, in Italia ci sono diverse altre manifestazioni che, se non raggiungono il numero di partecipanti della celebre ciclostorica toscana, si distinguono comunque per il livello dell’organizzazione. Tra tutte meritano la menzione:

  • La Mitica, con partenza da Castellania, sulle strade di Fausto Coppi (e scusa se è poco!).
  • La Polverosa che si disputa nel parmense.
  • La Ducale, che parte da Vigevano e offre la possibilità di deviazioni nelle cascine della zona.
  • La Canavesana, organizzata dal Team Fuori Onda Bike di Albiano d’Ivrea

Insomma, ce n’è un po’ per tutti i gusti, anche se le manifestazioni sono concentrate prevalentemente nel nord-ovest e nel centro Italia.

Gli aneddoti

Forse sarà il clima rilassato, forse sarà la necessità di “arrangiarsi”, ma in queste manifestazioni se ne vedono e se ne sentono parecchie. Ecco un piccolo elenco, rigorosamente certificato da testimonianze dirette.

  • Un “non più giovanissimo” a Gaiole, mitica località di partenza dell’Eroica nel senese: «Non c’è da vergognarsi a fare la salita a piedi, ma a farla con il 32 sì!».
  • Ci siamo riparati [all’Eroica] dalla pioggia sotto un cipresso, eravamo 3 italiani e 5 tedeschi ed eravamo contenti!
  • C’è chi si è ritirato in fondo alla prima discesa dell’Eroica, prima ancora di iniziare una salita, semplicemente perché ha scoperto che con la pioggia non riusciva assolutamente a frenare sullo sterrato.
  • Gli incontri: c’è chi ricorda di aver percorso un pezzo di strada con la straordinaria Marianne Vos, che era anche piuttosto divertita dall’evidente paura di molti partecipanti in discesa, lei che anche nel ciclocross non scherza affatto, o di aver incontrato Paolo Rossi, il mitico Pablito di Spagna ’82.
  • Citazione di un partecipante: «I ristori delle vintage sono più buoni e basta. Mangi e bevi davvero. L’eroica è unica però. Anche la Polverosa si difende bene, ma fa troppo caldo (tranne il Lambrusco, quello è sempre fresco!).
  • Ai ristori ti prendi tutto il tempo che vuoi, manca solo di bere pure caffè e ammazzacaffè.
  • I chilometri non sono tutti lunghi uguali, anzi più che i chilometri fatti guardi l’ora per capire da quanto tempo sei in sella.
  • Nei ricordi di alcuni c’è una ragazza con un vestitino a fiori e scarpe tipo espadrillas, che arrivava tutta contenta ai ristori, come se andasse a a fare la spesa… e pioveva!

I partecipanti all'arrivo

Per concludere, una piccola nota personale. Io non ho mai partecipato a una ciclostorica e non avrei potuto raccontarne lo spirito e gli aneddoti senza il contributo di Fly, Iguana, Oxygen e Yanez: questo post è molto più loro che mio, e li ringrazio.

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Mi chiamo Alessandro, sono nato nel '64 e vivo a Milano. Amo il ciclismo da sempre e da un po' di anni ho ricominciato ad andare in bici con regolarità. Da 3 anni faccio parte dei Lenti e Contenti, una squadra la cui filosofia è tutta nel nome. Vi racconto le mie uscite in bici, le mie granfondo e cerco di darvi consigli utili, basandomi sulla mia esperienza più che sulla teoria.

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