Domenica 17 settembre 2017, prima edizione della Granfondo di Milano, la mia città. Potevo non esserci? Ovviamente no e infatti, con un occhio al meteo e l’altro al discreto gruppetto di compagni di squadra dei Lenti e Contenti, mi sono schierato al via.

La partenza, che sofferenza

Prima edizione, dicevo, ma già condivide con le altre Granfondo una caratteristica che proprio non mi va giù: le partenze a bomba! Che ci vuoi fare? Sarà l’età, sarà che in questo periodo il mio allenamento è particolarmente scarso, ma ho avuto bisogno di un sacco di chilometri per cominciare a sentirmi un po’ rodato. Nel frattempo, orde di ciclisti assatanati mi superavano da tutte le parti, spesso slalomeggiando pericolosamente in mezzo ai pedalatori più lenti. Per fortuna, dopo pochi chilometri mi sono ricordato del prezioso consiglio che, alla vigilia della mia primissima Granfondo, mi ha regalato Massimo Boglia, ben nota voce e pedale di Bike Channel: mettiti sulla destra della strada e vai tranquillo. Ed è proprio quello che ho fatto.

In griglia

Solo che le gambe continuavano a non girare e quindi ho mancato completamente un’altra regola aurea del granfondista: trova un gruppetto che va alla tua velocità e attaccati a quello. Sembrava che tutti volassero e attaccarmi era un pio desiderio. Mi ha salvato il basso numero di partenza, 395, su quasi 2.000 iscritti. Perché? Perché nella griglia di partenza ero molto avanti, altrimenti mi sarei trovato ben presto nelle ultimissime posizioni, dove si resta ancora più soli e si fa ancora più fatica.

Finalmente, la salita!

E poi, dopo poco più di una ventina di chilometri, mi ha dato una mano la mia amata salita. Amata? Sì, io ho sempre amato la salita, qui non si bara, non è che si seguono i gruppetti, in salita vai come puoi o, come si dice, vai del tuo passo. La gamba ha cominciato a girare un po’ di più e ho cominciato a raggiungere i primi compagni. E poi, ai piedi della seconda salita, il temibile Lissolo, era collocato il primo punto ristoro. Io non amo fermarmi subito prima di una salita, soprattutto se dura: quando riparti sei costretto a fare subito un grosso sforzo, immediatamente dopo aver mangiato e bevuto. Preferisco di gran lunga i ristori in cima alle salite. D’altro canto era oggettivamente impossibile collocare un ristoro in cima al Lissolo: la strada è troppo stretta e gli spazi troppo angusti. Ma, prima o dopo la salita, comunque ai ristoro ci si ricompatta e da questo momento in poi ho quasi sempre avuto almeno un compagno insieme a me e questo, psicologicamente, è sempre un bell’aiuto.

In cima al Lissolo

E infatti, da questo momento in poi, la Granfondo è stata molto più facile, anche se alla fine sarà probabilmente quella in cui avrò percorso più chilometri “al vento”, cioè basandomi più o meno sulle mie forze e senza poter spartire la fatica con compagni di gruppo, occasionali o no. Avrei potuto fare diversamente? Certo, è facile dire: la prossima volta partirò più forte, a costo di fare più fatica all’inizio. Ma la verità è che avrei speso un sacco di energie, quelle stesse energie che poi avevo negli ultimi chilometri e che mi hanno permesso di finire senza particolare affanno. È inutile che ce la raccontiamo: soprattutto per noi granfondisti della domenica, la coperta delle energie è sempre troppo corta: se la tiri verso la testa (i primi chilometri) restano scoperti i piedi (la parte finale). E viceversa. E quindi, qual è la lezione che traggo da questa esperienza? Come sempre quella di usare la testa, non esagerare mai nello spendere energie, soprattutto all’inizio e stare sempre attenti: proprio all’ultima rotonda, a pochissimi chilometri dall’arrivo di Bresso, un ciclista che si trovava 6-7 posizioni davanti a me è caduto, quasi a ricordare a tutti quanto sia necessario non far calare mai il livello di attenzione.

L’organizzazione

Trattandosi di una prima edizione, mi sembra opportuno spendere due parole sul modo in cui sono andate le cose. Mi è piaciuta la logistica, con parcheggi comodi e vicini alla partenza e con la sola eccezione del pasta party, preceduto da file chilometriche. Anche i primi chilometri, da Bresso verso la Brianza, sono andati bene: addetti e cartelli a tutti gli incroci e le rotonde. Le cose hanno incominciato a peggiorare quando siamo stati superati dalla macchina di fine corsa, il che è avvenuto un po’ troppo presto a dire il vero. Da quel punto in poi, pochissimi addetti e, al rondò di Monza, nessun cartello, per cui in tanti hanno sbagliato strada. Mi dicono che i cartelli ci fossero ma siano stati abbattuti da ignoti. La mia impressione finale è che questa Granfondo sia stata organizzata soprattutto per i primi, quelli che “fanno la corsa” e i cui nomi restano nell’ordine d’arrivo, mentre noi, il popolo delle Granfondo, da un certo punto in poi siamo stati abbandonati a noi stessi, anche se bisogna ammettere che i soccorsi al ciclista che ho visto cadere sono arrivati letteralmente in pochi secondi.
E tu? Qual è la tua impressione circa l’organizzazione delle Granfondo in genere? Lascia un commento per far conoscere a tutti la tua opinione.