È una domenica di metà febbraio, al via la MiRando Milano che festeggia la terza edizione. Questa manifestazione è una di quelle che io chiamo mini-randonnée, giusto per distinguerle dalle randonnée tradizionali, quelle che prevedono chilometraggi da muli e pedalate in notturna. Le mini-rando, invece, si limitano a percorsi abbordabili anche per chi non è allenato su distanza di centinaia di chilometri. Nella zona attorno a Milano,
le numerose e attivissime società dilettantistiche ne organizzano parecchie.

Gli obiettivi di giornata

Anche se è la prima volta che partecipo a questa randonnée, so già cosa mi aspetta: un clima sereno, poco agonismo, qualche ristoro e, insomma, una domenica diversa e gradevole. Anche il tempo è dalla nostra: sole. Sì, fa freddo, in fondo è febbraio, ma sono solo le 9 di mattina, ci aspettiamo che la temperatura salga. E infatti salirà. In breve, è la giornata ideale per mettere un po’ di chilometri nelle gambe con leggerezza e senza troppa fatica. I chilometri che fai in pianura a febbraio, lo sai, ti servono tutti a giugno e luglio, su Alpi e Appennini. No, non è un proverbio del ciclismo ma dovrebbe esserlo! Fedele alla mia linea di pormi sempre degli obiettivi – oltre al puro divertimento che già di suo sarebbe sufficiente – anche alla MiRando mi sono posto un obiettivo abbastanza preciso: mettere chilometri nelle gambe, fare fatica prendendo un po’ di aria in faccia e, per la prima volta quest’anno, raggiungere quota 100 km.

MiRando: passaggio da Abbiategrasso
Il passaggio dalla ciclabile di Abbiategrasso. La foto è di Fanalino per i Lenti e Contenti.

Si parte… e sono subito in ritardo!

Si parte dall’Alzaia del Naviglio Pavese. L’alzaia era, nei tempi che furono, una delle strade che correvano parallele al canale e venivano percorse dai cavalli e dai buoi addetti al traino delle chiatte. Insomma, non è una strada particolarmente ampia e noi, in attesa della partenza, la occupiamo proprio tutta. È un problema? Sicuramente sì per i residenti che devono uscire dalle loro case. E, più modestamente, anche per me. Perché arrivo in ritardo alla partenza e devo incolonnarmi a fine gruppo, mentre tutti i miei compagni sono ben più avanti. E, con la strada invasa dalle bici, non ho nessuna possibilità di portarmi avanti per raggiungerli. Mi rassegno a partire da solo ma, per mia fortuna, mi raggiunge il buon Mauro, che ormai incontro piuttosto spesso agli eventi del milanese e che è sempre una piacevolissima compagnia con il suo accento romanesco, non del tutto stemperato da tanti anni vissuti nel milanese.
Alle randonnée si parte con il sistema “alla francese“. Si può partire in qualsiasi momento nell’intervallo di tempo indicato dall’organizzatore, in questo caso tra le 9.00 e le 9.30. In fondo, non si tratta di una gara, quindi il tempo ha poca o nessuna rilevanza. Alla partenza gli organizzatori timbrano il cartellino fornito a ogni partecipante, che verrà timbrato ancora nei punti di controllo e all’arrivo, per verificare l’effettiva percorrenza.

Il dilemma: lungo o medio?

Subito dopo la partenza ritrovo i compagni che mi hanno aspettato. Cari buoni vecchi Lenti e Contenti, non mi hanno nemmeno fatto pesare il ritardo in partenza, non troppo almeno! Mi avvio con loro, si pedala, si chiacchiera, si ride. In effetti quest’anno sto soprattutto ridendo e chiacchierando, non sto pedalando tanto. Mi piacerebbe dire che sto ritardando la preparazione perché i miei obiettivi stagionali sono nella seconda parte della stagione, ma sarebbe una pietosa bugia. L’amara realtà è che ho meno tempo per farlo. Quindi ho ben in mente il mio obiettivo di giornata. Ricordi? La prima uscita di 100 km. Facile a dirsi, ma un po’ meno a farsi. Perché dopo una quindicina di chilometri, gli organizzatori hanno posto il bivio dove i due percorsi si separano. Molti dei miei compagni hanno scelto il percorso di 60 km. Dura non seguirli, la pigrizia è sempre in agguato insieme alla vocina che ti dice: “ma sì, vai con loro, i 100 li farai la prossima volta”. Ma resistito alla tentazione e, con i Lenti e Contenti più convinti, tiro dritto verso Pavia.

MiRando: il ristoro con panada
Ristoro di metà rando: qui si mangia la panada.

È andata bene

… e faccio bene. Perché, alla fine dei conti, la giornata è stata veramente piacevole. Clima ideale, con l’andare delle ore la temperatura è salita come previsto. I compagni di squadra, quelli vecchi e quelli nuovi che conoscevo poco, piacevoli come sempre. E un grazie particolare va a Cottur (al secolo Antonio): dove lo trovi uno che ti prende il cartellino (io lo avevo dimenticato), te lo fa timbrare, tira il gruppo, è simpatico, mai una parola fuori posto, ed è pure padre di una bravissima osteopata, che si è presa cura delle mie gambe più di una volta? E al ristoro di metà corsa, gente simpatica e una panada buonissima. Dopo 50 km in bici, in effetti, quasi tutto è buonissimo! Unica nota negativa: un incidente, proprio poco prima del ristoro, che ha coinvolto un partecipante. Sempre brutto vedere un ciclista sdraiato sull’asfalto. Siamo andati quasi sempre – finché le gambe hanno retto, cioè – abbastanza forte da avere sempre la catena in tiro, ma senza mai esagerare: niente scatti e controscatti o sparate spaccagambe. Ogni tanto qualcuno si aggiungeva e così alla fine eravamo un bel gruppo.

L’arrivo

All’arrivo non c’è il solito pasta party, ma la possibilità di acquistare salumi e altre cibarie assortite da un banchetto. Un peccato, però devo onestamente riconoscere che il costo dell’iscrizione, 10 €, è sufficientemente basso da spiegare questa scelta. A proposito, l’arrivo è nello stesso punto della partenza, ma questa volta si arriva dall'”altro” Naviglio di Milano, il Naviglio Grande, quello più nobile e più bello. Solo che l’ultimo tratto non è il massimo dal punto di vista della sicurezza, tra incroci, binari del tram e porfido. È l’unico pezzo di strada sul quale bisogna veramente avere mille occhi perché la scelta dell’organizzazione è stata sviluppare il percorso in buonissima parte lungo tranquille e sicure piste ciclabili. Anche nell’attraversamento dei centri abitati, soprattutto Pavia, la presenza di un buon numero di addetti garantiva un buon livello di serenità. Insomma, un buon percorso e una buona giornata di pedalate: ne è valsa la pena. E, in più, la soddisfazione di occupare l’ottavo posto finale nella classifica delle squadre più numerose. L’anno prossimo? I Lenti e Contenti puntano al podio, è ovvio!

E per te quanto conta la sicurezza delle strade durante le manifestazioni organizzate? Sono curioso di leggere un tuo commento.

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