Difficoltà: 2 stelle
Regione e provincia: Lombardia (CO)
Lunghezza: 8.45 km
Dislivello: 475 m
Pendenza media: 5.6%
Pendenza massima: 14%
Traffico: medio
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La Mia Prima Granfondo: foto di gruppo alla Madonna del Ghisallo
Facile

Ghisallo

La salita

È la salita simbolo del Giro di Lombardia. È la salita in vetta alla quale si trovano il santuario dedicato a tutti i ciclisti del mondo e il Museo del ciclismo. Basta questo per dire che qui siamo veramente nella storia del ciclismo. Eppure, ai giorni nostri, la salita è tutt’altro che impossibile. Duretta, intendiamoci, perché nella prima parte ci sono strappi fino al 14% e i primi 3 chilometri sono al 9% di media, ma non impossibile.

Come punto di partenza io ho scelto la rotonda di Visgnola, un po’ perché è fuori dal paese e dal suo terribile traffico, e un po’ perché ci si deve passare per forza, anche se si decide di evitare il lungo lago in Bellagio.

La salita è nettamente divisa in tre tratti: il primo, il più duro, termina dopo circa 4 chilometri, a Guello. È seguito da quasi 3 chilometri di mangia e bevi, nel corso dei quali si perde addirittura quota. Qui si può recuperare sfruttando i vari tratti di discesa. All’uscita di Civenna comincia l’ultimo chilometro e mezzo, con pendenze ancora rilevanti, che porta al Santuario, dove la sosta è d’obbligo, sia per rifocillarsi (ci sono bar e ristoranti, oltre alla imprescindibile fontanella), sia per la visita alla chiesetta e, se possibile, al museo, sia infine per ammirare il panorama. Chi volesse scendere poi verso Canzo avrebbe l’opportunità di affrontare la Colma di Sormano, svoltando a destra poco prima di Asso e seguendo il percorso affrontato negli ultimi anni dal Giro di Lombardia.

Se la strada, per le condizioni dell’asfalto, non presenta particolari problemi, va detto che è necessario essere attenti nell’attraversamento dei numerosi paesini che si incontrano da Guello in poi. Non si incontra, invece, nessuna galleria. Attenzione anche al traffico: tantissimi i ciclisti, soprattutto nei weekend, ma abbastanza numerose anche auto e moto. Chi non è alla caccia del “tempone”, può fermarsi in parecchi punti: ci sono scorci paesaggistici notevoli e splendide ville. In vetta, se ti interessi appena un po’ di ciclismo, ti perdi: bici, maglie, statue di Coppi e Bartali: c’è da farsi venire la pelle d’oca.

In assoluto, una delle salite che ancora mi emozionano di più, nonostante ormai l’abbia scalata una decina di volte. Non si può passare dal triangolo lariano senza affrontarla, categorico!

La leggenda

È il 1956. Fausto Coppi ha 37 anni, è agli sgoccioli di una carriera che è già leggendaria. In più, è reduce da un paio di brutte cadute al Giro e al Mondiale. Ma è comunque e sempre il Campionissimo, e quando si schiera alla partenza del Lombardia è uno dei favoriti. E infatti, sulle prime rampe del Ghisallo se ne va, ancora una volta “uomo solo al comando”. Solo il romagnolo Ronchini gli torna sotto nei primi affondi dopo il santuario. Dietro «il gruppetto che insegue i due in fuga è composto di gente umiliata in ragione diretta alla sua importanza: ecco Van Looy e De Bruyne, ecco Bobet, quello smorfioso, e Darrigade, che sembra reggere a stento, e poi quell’antipatico di Magni…». Antipatico non a chi scrive, ma alla dama bianca, che segue la corsa e che Magni non ama. E così, narrano le cronache, «non resiste alla voglia: tieh, le scappa di fare, battendo la mano sinistra sulla piega del gomito destro. È un gesto da vaccara imbestialita. Magni lo coglie strizzando gli occhietti delusi: e d’improvviso si incendia di livore […] Il furore di Magni è irresistibile. Pochi atleti al mondo sanno offrire questo spettacolo di potenza». Sulla Ghisolfa, all’ingresso di Milano, il gruppetto riprende i due fuggitivi. Fausto si sente ancora bene e infatti, lui che velocista non è, al Vigorelli piazza uno sprint fresco e deciso, ma proprio all’ultimo, Darrigade, che invece è sprinter nato, lo passa: solo di due tubolari, ma bastano. È una delle più cocenti sconfitte per l’Airone, che sul Ghisallo ha spalancato ancora le ali, forse per l’ultima volta, ma tornato in piano è stato dolorosamente beffato. Le citazioni? Quelle sono tratte da “Coppi e il diavolo” storia romanzata del Campionissimo che su deve a quell’immenso scrittore che è stato Gianni Brera, e se appena ti interessa la storia del ciclismo degli anni Quaranta e Cinquanta non puoi non averlo letto.

Se anche tu hai fatto questa salita, scrivi nei commenti il tuo racconto. Scrivi quando l’hai fatta, quanto hai impiegato, quanto traffico hai trovato, com’era il tempo e racconta le tue impressioni.

Mi chiamo Alessandro, sono nato nel '64 e vivo a Milano. Amo il ciclismo da sempre e da un po' di anni ho ricominciato ad andare in bici con regolarità. Da 3 anni faccio parte dei Lenti e Contenti, una squadra la cui filosofia è tutta nel nome. Vi racconto le mie uscite in bici, le mie granfondo e cerco di darvi consigli utili, basandomi sulla mia esperienza più che sulla teoria.

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