Difficoltà:



Regione e provincia: Lombardia (CO)
Lunghezza: 2 km
Dislivello: 285 m
Pendenza media: 14.3%
Pendenza massima: 28%
Traffico: inesistente
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Muro di Sormano

Altimetria Muro di Sormano

La salita

Alcuni lo hanno definito “la pista ciclabile più dura del mondo”, perché in effetti il Muro è chiuso al traffico a motori: salendo incontrerai solo pedoni e altri ciclisti. Per me, però, è semplicemente una salita con pendenze terrificanti. Dal punto di vista della strada, è un tratto della salita che da Asso porta all’osservatorio astronomico di Sormano.

Il muro vero e proprio comincia a un bivio: procedendo dritto, continui ad affrontare la ben più agevole Colma di Sormano, svoltando a sinistra ti tocca il Muro e in 2 chilometri affronti lo stesso dislivello che la Colma propone in quasi 4,5 chilometri. Dopo un brevissimo tratto di discesa, una strettissima curva introduce alla salita e da quel momento in poi saranno quasi 2 chilometri di rampe durissime, senza soluzione di continuità e senza la possibilità di riprendere fiato.

La strada è parzialmente all’interno di un bosco e quindi ombreggiata, chiusa al traffico ma molto stretta, quindi non è possibile zigzagare per addolcire le pendenze. È stata rifatta intorno al 2005, con un occhio di riguardo per i ciclisti. Sull’asfalto, quindi puoi leggere l’altitudine a ogni metro guadagnato. Naturalmente, più ravvicinate sono le indicazioni, maggiore è la pendenza… e le indicazioni sono quasi sempre molto ravvicinate!

Giunto quasi in cima, trovi una sbarra che preclude l’accesso ai veicoli a motore. Qui è obbligatorio mettere piede a terra perché in bici non ci si passa. Poi si risale e la strada si ricongiunge alla Provinciale 44: pochi metri e si raggiunge il parcheggio subito dopo l’Osservatorio dove finisce l’avventura. Rapporti? Io ho usato il 34×32 ma se dietro avessi avuto un 34… sarei stato più contento! Tornando sui propri passi, dopo aver terminato la salita, c’è un prato per prendere il sole, una terrazza con vista splendida quando il tempo è sereno, e un bar ristorante per rifocillarsi, con calma, perché il personale è sempre indaffaratissimo.

Dal punto di vista ciclistico, il Muro è una salita assolutamente atipica: uno sforzo breve ma intensissimo. Non penso possa avere un qualche valore allenante e tanti mi hanno detto che, fatta una volta, non la rifaranno più. Devo però ammettere che è bello ed emozionante entrare nel novero di quelli che “ce l’hanno fatta”. Una volta sola? Forse sì ma, per me, ne è valsa la pena.

La leggenda

È il 1960, il mondo del ciclismo è ancora scosso per l’assurda morte di Fausto Coppi, e Vincenzo Torriani ha iniziato la sua eterna ricerca di percorsi più duri che impediscano alle sue corse di arrivare in volata (e agli stranieri, solitamente formidabili velocisti, di vincerle!). È così che nel percorso del Giro di Lombardia fa la sua prima apparizione il Muro di Sormano, dopo la salita al Ghisallo e la veloce quanto breve picchiata su Asso. Su quella terrificante ascesa, che allora presentava anche tratti in sterrato, passa per primo Imerio Massignan, formidabile e sottovalutato scalatore vicentino. Ma non era solo sottovalutato, il buon Imerio: era anche discretamente sfortunato e spesso non riusciva a conservare in discesa e pianura quello che, ed era tanto, guadagnava in salita. Anche in quel Lombardia, viene raggiunto e battuto, come sempre e più di sempre, in volata. Finisce ottavo, molto dietro al vincitore Emile Daems. E, nemmeno quella volta si prese la cronaca, nonostante l’impresa sul Muro, perché a catalizzare l’attenzione fu il ben più famoso Rik Van Looy, velocista belga di altissimo lignaggio, che a metà salita, smoccolando in fiammingo stretto, scese dalla bici e scollinò con l’attrezzo in spalla, quasi fosse una gara di ciclocross.

Il muro verrà scalato al Lombardia nei 2 anni successivi, ma nel ’62 lo scandalo delle spinte a Ercole Baldini convincerà gli organizzatori a escluderlo. L’ostracismo finisce nel 2012 quando, ripavimentato, torna a far parte del percorso del Lombardia. Probabilmente, però, Ercole Baldini non sarebbe stato d’accordo. La sua opinione è scritta a lettere cubitali sull’asfalto del muro e non è affatto benevola: «Non mi posso rendere conto del motivo per cui Torriani abbia voluto scegliere una novità di tale genere. Capisco che il Ghisallo non dava più garanzie di selezione, ma francamente si è esagerato nel senso opposto. Questa salita è semplicemente bestiale, impossibile da percorrere».

Se anche tu hai fatto questa salita, scrivi nei commenti il tuo racconto. Scrivi quando l’hai fatta, quanto hai impiegato, quanto traffico hai trovato, com’era il tempo e racconta le tue impressioni.

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