Difficoltà: 3 stelle
Regione e provincia: Trentino-Alto Adige (TN)
Lunghezza: 12.2 km
Dislivello: 796 m
Pendenza media: 6.5%
Pendenza massima: 10%
Traffico: intenso
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Passo Pordoi
Media

Pordoi da Canazei

Passo Pordoi da Canazei

Passo Pordoi da Canazei

La salita

Ho percorso due volte questa salita, entrambe in occasione del Sella Ronda Bike Day, quindi con strada chiusa al traffico. Ci si trova, però, in una zona a forte vocazione turistica, quindi in tutte le altre circostanze il traffico, di auto e moto, è parecchio intenso.

La salita ha inizio alla rotonda che si incontra all’uscita da Canazei, all’altezza dell’hotel El Ciasél. Qui si segue la freccia per il passo Pordoi. È una salita mediamente lunga e con pendenze piuttosto regolari, senza punte estreme: insomma, tutt’altro che uno spauracchio. Dopo poco più di 12 chilometri, si raggiunge il passo. Ci sono diversi hotel e ristoranti dove ci si può rifornire di cibo e acqua. La strada è ampia e ben tenuta e non presenta rischi.

L’unico problema può essere l’altitudine. La mantellina è sempre necessaria, sia perché il tempo da queste parti può cambiare molto in fretta, sia perché in discesa senza… si muore! Personalmente, ricordo di aver sofferto poche volte il freddo come nel 2016, quando ci è toccato scendere per tornare alle macchine sotto un’improvvisa pioggia gelata. Il mio consiglio, quindi, banale finché vuoi, è di affrontare questa salita solo nelle giornate calde e con abbigliamento adeguato.

Il panorama è quello delle Dolomiti, quindi a dir poco sensazionale. Ho un amico che considera il Pordoi la più bella salita d’Italia nel rapporto bellezza – fatica. Difficile dargli torto! In un’occasione, abbiamo visto anche le marmotte che, evidentemente spaventate dalle nostre bici, si lanciavano fischi di allarme prima di mettersi al riparo.

In definitiva, da quando è asfaltato, il Pordoi è una salita sicuramente alla portata di tutti, sia pure con qualche piccolo accorgimento. Di più: vale sicuramente la pena di percorrerla, sia per quello che rappresenta nella storia del ciclismo, sia per gli incantevoli panorami. È una zona ideale da visitare con la famiglia, prendendosi un paio di ore “di licenza” per salire e poi scendere in bici.

La leggenda

Non è mai stato un fenomeno, Charly Mottet, ma un buon corridore sì. In quei giorni della primavera 1990 però va fortissimo: ha vinto il Giro di Romandia e oggi, alla vigilia della 16° tappa del Giro, è terzo nella Generale. Quello odierno è il tappone dolomitico e il piccolo francese farà quello che ogni corridore in lotta per la vittoria fa, quando si sente bene: attaccherà. C’è solo un problema: lui il Pordoi, l’arrivo di oggi, non lo conosce affatto. Mai fatto prima.

Ma ecco che, alla partenza, gli si avvicina un collega e comincia a spiegargli una salita, non dura, ma costante, che oltretutto arriva dopo altre quattro ascese. Qualcuno potrebbe pagare, magari proprio la maglia rosa. Che poi è esattamente il collega che gli sta raccontando i tornanti del Pordoi. Mottet è sbalordito, ma lo sarebbe meno se riflettesse che in maglia rosa, fin dal primo giorno, c’è Gianni Bugno. Bugno è un atipico, come corridore perché va forte ovunque, e come personalità perché è uno che, quando vince, è dispiaciuto per gli sconfitti. E oggi sembra quasi che voglia mettersi nelle condizioni di perdere.

Ma fare il corridore in bicicletta è un lavoro duro e Charly Mottet non può certo permettersi sentimentalismi. Tanto più che oggi hanno già scalato Valparola, Sella, Gardena e il Pordoi una prima volta, ti si indurisce anche l’anima, non solo le gambe dopo queste salite e queste discese. E così, quando le durissime rampe della Marmolada cominciano a pesare nei muscoli, Mottet si dimentica gli scrupoli di coscienza e attacca. Davanti ci sono parecchi carneadi che se ne sono andati alla mattina, a caccia di traguardi parziali, ma tutti i grandi della classifica sono con lui. Anzi, erano con lui, perché il buon Charly se li toglie tutti dalla ruota. Tutti, tranne uno, ma è proprio quello che non vorrebbe portarsi dietro, la maglia rosa, l’enigmatico monzese.

Non è che uno possa sempre scegliersi i compagni di avventura, rimugina il francese, e ora che è in ballo deve ballare. Chissà, magari l’altro si becca una cotta, o la fringale, la crisi di fame per i francesi. Ma niente da fare, l’”altro” non molla affatto. Anzi, sull’ultimo Pordoi si mette lui davanti e i due riprendono e lasciano sul posto tutti i temerari del mattino. L’”altro” va talmente forte che Mottet deve vedere i sorci verdi per tenergli la ruota. Ma ce la fa, e la ricompensa arriva sulla linea d’arrivo, quando un problema con il cambio galeotto del tenero Gianni spiana la strada al francese. Primo Mottet, secondo Bugno. Il francese ha domato il Pordoi, la cima Coppi, ma l’italiano ha domato il Giro, che vincerà essendo stato in rosa dal primo all’ultimo giorno. Finora c’erano riusciti solo Girardengo nel 1919, Binda nel 1927 e Merckx nel 1973. E dopo? Dopo, nessuno più.

Se anche tu hai fatto questa salita, scrivi nei commenti il tuo racconto. Scrivi quando l’hai fatta, quanto hai impiegato, quanto traffico hai trovato, com’era il tempo e racconta le tue impressioni.

Mi chiamo Alessandro, sono nato nel '64 e vivo a Milano. Amo il ciclismo da sempre e da un po' di anni ho ricominciato ad andare in bici con regolarità. Da 3 anni faccio parte dei Lenti e Contenti, una squadra la cui filosofia è tutta nel nome. Vi racconto le mie uscite in bici, le mie granfondo e cerco di darvi consigli utili, basandomi sulla mia esperienza più che sulla teoria.

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