Si pedala con le gambe o con la testa? Me lo avessero chiesto 10 anni fa, avrei risposto “con le gambe” senza alcuna esitazione. Adesso, invece, non sono più così sicuro. Per essere precisi, penso ancora che si pedali “soprattutto” con le gambe, ma la testa aiuta, e tanto. In che modo? Innanzitutto ad andare avanti quando le forze non ti assistono più. In secondo luogo perché è la testa che impedisce di fare errori quando si pedala. Ma quali sono gli errori che la testa aiuta a non commettere?

Alimentazione

La crisi di fame, che angoscia! Direi che è uno degli ammonimenti che il ciclista si sente rivolgere più spesso: occhio alla crisi di fame che è sempre in agguato. E se alcuni te la mettono in termini divertenti, come Davide Cassani in questo video virale, altri la dipingono in termini catastrofici. Il rimedio, anzi la prevenzione, è semplice e banale. Basta ricordarsi di mangiare spesso, senza aspettare lo stimolo della fame perché “quando senti la fame è già troppo tardi”, recita il solito vecchio e saggio ciclista. E lo stesso vale per il bere, mai passare più di 20 minuti senza bere, si dice. In realtà, a me sembra più sensato dire: bevi spesso. Venti minuti sono decisamente troppi in estate sotto il sole e possono essere pochi con il freddo, anche se pedalare in inverno non esime dalla necessità di bere, perché si suda comunque. Nel campo dell’alimentazione, però, la testa aiuta parecchio anche quando non sei in bici. Hai presente quando sei seduto sul divano a guardare la televisione e senti quel certo languorino? Ecco, se ti distrai e ti lasci andare allo snack in modo insensato, magari il panino o la cioccolata o la fetta di torta, con troppa frequenza, rischi di vanificare la dieta di settimane che ti ha permesso di perdere i chili che in salita fanno da zavorra. Forse è (anche) questo che intendono i professionisti quando dicono di essere riusciti a preparare una determinata gara rimanendo concentrati per diversi mesi. A loro non capita mai di lasciarsi andare ad assumere qualche caloria in più, perché sanno che la pagherebbero proprio nella gara più importante.

Ponte pericoloso

Tratti di strada pericolosi per il traffico o per il manto stradale sono un invito alla prudenza

Cadute

Prudenza, istinto di conservazione, chiamalo come vuoi, ma di sicuro viene dalla testa lo stimolo a rimanere ben vigili e a non rischiare più del minimo necessario – mi verrebbe da dire: più di niente – quando ci si trova in situazioni pericolose. E nelle granfondo le situazioni pericolose sono tante: strade in cattive condizioni, discese “tecniche”, gruppi numerosi. Aggiungerei anche che è “compito” della testa valutare elementi soggettivi, oltre a quelli imponderabili che provengono dall’esterno. Per esempio, se il proprietario della testa dovesse arrivare in cima a una salita esausto, sarà compito di una testa ancora efficiente suggerirgli di fermarsi  e recuperare un po’ prima di affrontare la discesa. Viceversa, una testa che ha esaurito la lucidità spingerà il suo proprietario a buttarsi subito in discesa per recuperare il tempo perso. Con tutti i rischi del caso. Sì, insomma, hai capito bene: è la classica testa di… cavolo!

Forze

Oh, quanti ne ho visti partire come missili e poi soffrire terribilmente negli ultimi pochi – magari nemmeno così pochi – chilometri, perché le forze erano finite. E questo vale per le granfondo, certamente, ma anche per le uscite di allenamento, soprattutto in gruppo. Lo so anch’io che è facile farsi prendere dall’entusiasmo e che all’inizio ci si sente fortissimi, pieni di energia. Però quel cardiofrequenzimetro (o, nel caso dei più fortunati, quel misuratore di potenza) perché lo indossi se poi non lo guardi? Tieni anche presente che nelle prime fasi i muscoli non sono ancora caldi, e sollecitarli eccessivamente può portare a infortuni o, comunque, a ottenere una prestazione che, più avanti, sarebbe superiore, a parità di intensità dello sforzo. O, almeno, è così per me: spesso vado più forte verso la fine di un’uscita o di una granfondo, anche se avverto un po’ di stanchezza, perché il muscolo è caldo e risponde bene, così la gamba gira di più. Dipende sicuramente dalle mie caratteristiche personali e dall’età – con l’andare degli anni ci vuole più tempo per “entrare in temperatura”. E allora, anche qui, usa la testa: non “sparare” tutto subito e ti troverai più forze nel finale, il che significa che gli ultimi chilometri non saranno un’agonia.

 

Ciclista che fa stretching

A dispetto delle apparenze, questa ciclista usa la testa, facendo stretching e assumendo liquidi.

Programma

I professionisti, è noto, programmano la stagione selezionando gli obiettivi e, di conseguenza, i picchi di forma. Per noi non è certamente necessario spingerci a tanto, di fatto io scelgo un paio di granfondo di riferimento ma poi il resto è pura improvvisazione, nel senso che scelgo di partecipare o meno in base a considerazioni assolutamente estemporanee: quali e quanti amici si sono iscritti, i miei impegni del periodo, e via dicendo. Ma soprattutto cerco di non esagerare nel numero, ho una famiglia, altri interessi, impegni di lavoro e via dicendo. Non voglio che la granfondo diventi un “obbligo” e cerco di usare la testa per mantenere il giusto equilibrio nel numero di partecipazioni annuali.

E secondo te quali sono gli aspetti del nostro sport per i quali è importante usare la testa? Lascia un commento con le tue idee. E, se questo post ti è sembrato interessante, condividilo su Twitter, Facebook o Google, o semplicemente metti un like: diffondere contenuti che consideri rilevanti aiuta questo blog a crescere. Grazie!